Una storia vera,una storia come tante.(Un nuovo inizio 2)

Era la mattina del 19 settembre Millenovecentottantasei, e come ogni anno mio padre mi svegliava  e mi portava un bel mazzo di fiori e ad accompagnare i fiori c’era sempre un piccolo pacchetto, quest’anno dentro il piccolo box il contenuto era un orologio, e con il solito rituale del buon compleanno mio padre mi dice di prepararmi perche’ ha ancora un altra sorpresa, non ho idea di cosa sia,  provo a pensare a cosa potrebbe essere ma brancolo nel buio. Lo scopriro’ a breve, quella mattina il mio unico pensiero e’ la festa che abbiamo organizzato in serata al ristorante, ho aspettato i miei diciotto anni da quando e’ iniziato il mio incubo, stasera D. mi ha promesso che prima di ripartire parleremo con mio padre e renderemo tutto ufficiale e il Virus non potra’ piu’ nuocermi, almeno questa era la mia speranza.

Dopo una veloce colazione, io, mio padre, mia madre ci avviamo verso il luogo sconosciuto della mia sorpresa, dopo circa quaranta minuti la macchina percorre un lungo viale alberato e da li in lontananza vedo dei cavalli, un grande caseggiato su due piani con una grande porta, la stalla e il fienile, fuori vicino alla porta  una grande gabbia con una quantita’ esagerata di galline, e si possono vedere in lontananza dei cavalli che girano tranquillamente nel recinto capisco quale sia la mia sorpresa e sono al settimo cielo, mio padre mi ha portato in una fattoria dove oltre a produrre ricotta e  formaggio hanno anche i cavalli e siamo li per realizzare uno dei miei tanti desideri, dopo un assaggio veloce  di una buonissima ricotta calda, il proprietario della fattoria si avvicina con un  cavallo dal lucido manto marrone, e’ meraviglioso, mi aiuta a salire in sella e mi accompagna in giro per una mezz’oretta. Il mio diciottesimo compleanno stava iniziando bene, speriamo anche che si concludi senza problemi quando mio padre sapra’ la notizia di me e D. Al ritorno dalla fattoria mi sono dedicata alla preparazione dell’antipasto, del condimento per la pasta e del  dolce per la cena,  Tutto proseguiva  tranquillamente e anche perfettamente senza interruzioni da parte del Virus (per fortuna era il suo giorno libero e non me lo ritrovavo tra i piedi) finalmente stavo riuscendo a tenerlo fuori, non aveva informazioni e non poteva interferire e questo lo faceva diventare ancora piu’ cattivo, infatti dal punto di vista lavorativo la mia vita continuava ad essere un incubo. Per tutta l’estate ormai non otteneva niente e di conseguenza rendeva il mio lavoro in cucina impossibile per me e per tutto lo staff e le persone che mi aiutavano soprattutto quando arrivavano in aiuto dei camerieri extra, diventatava una iena, da quel momento non m’importava, poteva anche caricarmi di lavoro, comunque riuscivo a tenere tutto sotto controllo, il lavoro filava liscio e lui diventava piu’ verde di Hulk dalla rabbia per non essere riuscito a farmi incasinare il lavoro. Ormai riuscivo a vedere  una piccola luce in fondo al tunnel e niente poteva far ritornare il buio nella mia vita. Da quando era iniziata la mia storia con D. giorno dopo giorno stavo costruendo un futuro e magari anche una famiglia. Probabilmente sognavo ad occhi aperti, ma per chi vive sotto ricatto per parte della propria vita crearsi un mondo dove tutto poteva essere possibile era il solo modo per riuscire ad andare avanti.Il risultato di questa mia doppia vita purtroppo ho potuto scoprirlo sulla mia pelle qualche anno dopo……….(lo scoprirete piu’ avanti).

Intanto erano circa le sei del pomeriggio e io aspettavo D. per parlare con mio padre, ero seduta fuori, davanti la porta del locale, quando in lontananza vedo  arrivare D. in sella alla sua Vespa  rumorosissima e con un colore impossibile. Forse non e’ il principe azzurro sul suo bianco destiero ma e’ il mio eroe che viene a liberarmi dalla mia prigione, ogni giorno che passa mi sto legando a lui sempre di piu’ e sono sicura in cuor mio che le cose andranno bene. Nello stesso momento in cui D. arriva, anche mio padre mi raggiunge fuori, mi saluta dirigendosi verso la campagna dove coltiva ogni tipo di frutta e ortaggi,io lo chiamo la sua oasi di relax, lo blocco e gli dico di aspettare perche’ io e D. dobbiamo parlargli. Mi sento felice e allo stesso tempo ho paura, ma la paura svanisce dopo cinque minuti, quando sento mio padre dire:-  La scelta e’ sua, so che mia figlia e’ una ragazza responsabile, fate le cose con giudizio e avrete la mia fiducia.  Alle sue parole mi sono sentita finalmente tranquilla, ma non al punto tale da confidargli tutto il resto,  forse adesso potevo dirgli anche dell’incubo che stavo vivendo ma la mia vocina tratteneva le parole, mi sussurrava che avevo ottenuto la sua fiducia ed era meglio non rovinare tutto, non potevo prevedere la sua reazione, e da come stava andando la giornata ho preferito continuare a mantenere il silenzio, la mia vita era ad un punto di svolta e nessuno poteva mettersi tra me e il mio futuro. Avevamo ancora un paio d’ore prima che il resto della compagnia ci raggiungesse per iniziare i festeggiamenti, cosi’ con la benedizione di mio padre e finalmente libera di uscire da sola e senza la guardia del corpo,  ci facciamo un giro in vespa e trascorriamo il nostro primo vero pomeriggio insieme da soli. Forse per molte persone la meta dei diciotto anni significa iniziare a guidare, oppure per altri e solo un numero per altri la conquista del voto, per ognuno di noi diventare maggiorenne poteva essere uno o tanti motivi per me era la conquista della mia liberta’. Avevo la fiducia di mio padre e questo mi bastava e mi dava la forza per non mollare. La festa era andata bene, ci siamo divertiti, mangiato tanto e da domani tutto sarebbe stato diverso, finalmente potevo mandare e ricevere le mie lettere senza dovermi nascondere e potevamo anche sentirci senza problemi, ma non riuscivo ad addormentarmi perche’ mia sorella non poteva fare altro che rovinarmi la giornata lanciando la sua freccia avvelenata quando tutti erano andati via…….:- vedrai che ti sparisce quel sorriso quando Papa’ scopre di chi e’ figlio il tuo fidanzato……….odiavo quel suo sorriso falso di compiacenza sul suo viso, odiavo che anche questa volta dovevo combattere contro di lei e la sua alleanza col Virus. Ma ricordate tutto cio’ che non uccide fortifica……ogni giorno di piu’. Alla possima……..

Una storia vera,una storia come tante.(Un nuovo inizio).

La serata si era conclusa piacevolmente,  una parte di me avrebbe voluto che quella sera non finisse mai. Ero in macchina con mia sorella e stavamo tornando a casa, ad un certo punto mi chiede:- Ma che fine hai fatto? Alla festa sei sparita? Dopo qualche secondo di panico, dovevo inventarmi qualcosa e nascondere per il tempo piu’ lungo possibile che da quel momento stava iniziando la mia storia, sapevo che se le avessi confidato cosa era successo, l’indomani lei avrebbe raccontato tutto al Virus e avrebbero fatto in modo di rendermi la vita impossibile. Cosi la mia risposta fu breve ma convincente. – Non sono sparita, ero con  la mia amcia a sistemare la cucina e lasciare tutto in ordine.

In quel periodo uscivamo abbastanza spesso la sera, e anche se mia sorella aveva sempre da ridire su tutto e tutti alla fine se non si fosse aggregata al nostro gruppo sarebbe stata sola, (escludendo il virus e la moglie ovviamente) cosi’ mi faceva pesare sempre ogni cosa, ma non m’importava piu’ di tanto, per me la cosa importante era pensare al mio futuro.

La sera sucessiva alla festa eravamo con il gruppo a decidere cosa fare, eravamo un po’ in disaccordo, qualcuno voleva andare a vedere il concerto di Vasco Rossi in una citta’ vicina, altri volevano rimanere in paese e  mangiare una pizza,  altri preferifano fare su e giu nella piazza principale e fare nuovi incontri. Ovviamente il mio voto era per Vasco, il mio primo vero concerto e la nascita di una passione per tutta la musica del Blasco.

Si parte, il gruppo alla fine si decide ad essere unito e andare tutti a vedere il concerto, tutti giovani e tutti con pochi soldi in tasca, decidiamo di vedere il concerto andando ad appostarci in  una collinetta di fronte l’autodromo, un po’ distanti ma la musica si sentiva e si poteva vedere abbastanza bene.

Per non suscitare sospetti nella mente di mia sorella, io, due mie amiche e D. ci siamo seduti dietro il gruppo e per tutta la durata del concerto ci siamo tenuti mano nella mano e per quanto fosse possibile parlare ho cercato di spiegare la mia situazione e comunque almeno per tutto l’anno sucessivo non avrebbero dovuto esserci problemi. D. mi ha comunicato che la settimana sucessiva si sarebbe laureato e subito dopo sarebbe partito per il servizio militare. (problema risolto) Avevo un anno di tempo e nessuno avrebbe saputo niente. E per riuscire a comunicare in questo anno in cui lui sarebbe andato a fare il servizio militare io, la mia migliore amica e D. avevamo pianificato tutto. Come si puo’ immaginare in quel periodo non avevamo ancora i telefoni cellulari, esisteva solo il telefono fisso, la cabina telefonica a gettoni oppure le famose lettere. Avevamo deciso di scriverci e le lettere sarebbero arrivate a casa della mia amica e quando doveva telefonarmi avevamo una parola d’ordine, se avesse risposto qualcuno della mia famiglia, ovviamente avrebbe inventato una scusa e chiuso aspettando una decina di minuti per poi riprovarci e in quel caso cercavo sempre di ritrovarmi nei dintorni dove avevamo il telefono per riuscire a rispondere per prima. La posta andavo a prenderla sistematicamente quasi tutte le settimane e capiatava anche di trovarne due. Mi faceva piacere leggere delle sue giornate e mi piaceva  rispondere ad ogni sua lettera.

Il giorno della sua partenza, siamo andati tutti a salutarlo alla stazione dei Bus e la compagnia dei matacchioni ha iniziato ad intonare le prime parole di una canzone molto bella ma anche molto datata, O’Surdato nammurato…………Immaginate la scena………sembrava un vecchio film. La povera donzella che saluta tra sorrisi e lacrime il suo amato sventolando un candido fazzoletto bianco. Avevo il sostegno di tutti e in particolare da parte dei suoi amici. Ero felice ma allo stresso tempo avevo un pizzico di tristezza, in fondo un anno passa in fretta e tra licenze e festivita’ un anno sarebbe passatoin fretta e dopo avremmo potuto conoscerci meglio ed avere piu liberta’ perhce comunque presto sarei stata maggiorenne e nessuno avrebbe potuto impormi le loro regole. Il bus si stava allontanando dalla stazione e adesso non mi restava che aspettare la sua prima licenza fra tre mesi e organizzare anche la festa per i miei diciotto anni, D. mi ha promesso che avrebbe fatto il possibile per esserci…………….Alla prossima.

 

Ps:  A questo punto vorrei ringraziare tutti coloro che pazientemente aspettate il seguito della mia storia. Vorrei anche invitarvi a condividere e seguirmi sul mio blog: http://www.millemigliadisogni.com Grazie a tutti.

Una storia vera, una storia come tante.(Un barlume di speranza) parte 2.

Cinque Luglio millenovecentottantacinque, l’appuntamento per andare a preparare tutto per la festa prevista quella sera era  nel tardo pomeriggio direttamente nella casa di campagna della mia amica . Il  cancello era aperto e per arrivare fino alla grande casa bisognava percorrere un lungo viale, dove sia a destra che sinistra tutta la campagna era perfettamente curata e coltivata con alberi di nocciole che si perdevano a vista d’occhio e alla fine del viale una grande casa costruita in pietra si ergeva in tutta la sua bellezza, i muri spessi di pietra a vista erano in parte ricoperti di vite selvatica, edera e qualche fiore tutto intorno, vista dal viale poteva sembrare un dipindo.

Per rendere l’arrivo degli ospiti ancora piu’ piacevole avevamo gia’ la musica in sottofondo, e tutti gli stuzzichini pronti con accanto un infinita varieta di bevande.

Ovviamente come in ogni festa che si rispetti c’e’ sempre chi arriva in tempo per sistemare tutto e organizzare tutto cio’ che avrebbe reso quella serata piacevole e divertente. E chi invece si fa attendere fino a quando tutto e’ pronto. Dopo  qualche ora di lavoro e tante chiacchiere, tutto e’ pronto per cominciare la festa , pian piano anche il resto della comitiva arriva mancano solo tre amici,  ( si saranno fermati sicuramente a prendere altro da bere, per rendere la serata ancora piu’ allegra, il piu’ delle volte era cosi, purtroppo succedeva anche che sistematicamente qualcuno riusciva a perdere il controllo e cosi si finiva tutti ad assistere il piu’ alticcio della combriccola, per fortuna l’esito della sbronza finiva solo con qualche dichiarazione compromettente e il mattino dopo la ragazza scelta non sapeva mai se doveva ritenersi fidanzata o fosse stato  solo uno scherzo dato da qualche bicchiere di troppo. Anche gli ultimi tre sono arrivati alla festa, il fuoco e’ pronto per la cottura della carne alla griglia, e in attesa il resto della compagnia si divertiva ascoltando uno dei ragazzi che suonava la chitarra e tra una cottura e l’altra di carne ci alternavamo tutti intorno a intonare canzoni popolari, ci divertivamo ad ogni festa, il nostro era un bel gruppo.

Ho un bel ricordo di quella serata, ed e’ stata anche la notte che ha cambiato la mia vita.

 

Sulle prime note di Victims dei Culture Club, io e D. iniziamo a ballare e dal modo in cui mi stringe capisco quale sara’ il suo prossimo passo, in effetti i nostri prossimi passi verso il nostro futuro. Quando finisce la canzone mi chiede se andiamo a fare due passi fuori  una  e cosi , lentamente avviamo giu per il lungo viale che porta fino al cancello e circa a meta’, si ferma e mi afferra entrambi le mani e guardandomi negli occhi mi chiede se voglio diventare la sua ragazza. Sono emozionata ma allo stesso confusa, mi piace e col tempo sicuramente i nostri sentimenti potranno diventare piu’ forti,  e potremmo costruirci un futuro e una famiglia, stavo viaggiando con la fantasia troppo velocemente, me ne resi conto quando insistentemente sentii le sue mani prendermi le braccia e chiamarmi come se mi stesse svegliando da un sogno. E quindi mi rispondi? ……mi chiese lui quando mi ripresi dal mio viaggio immaginario… Si, si ci sono, e si possiamo fidanzarci. Alla mia risposta , si avvicino un po di piu’ a me,  e come qualche minuto prima eravamo abbracciati stretti, stretti quando stavamo ballando, adesso lo eravamo perche’ ci stavamo baciando. In quel momento realizzai che la mia vita poteva cambiare davvero. E quel barlume di speranza, poteva essere solo la speranza che un sogno diventasse realta. Alla prossima……………….

Una storia vera,una storia come tante. (Un barlume di speranza)

Mi addormentai sperando di non risvegliarmi, avevo solo diciasette anni e gia speravo che la mia vita finisse in quel momento. Forse avevo perso un occasione di dire a tutti cosa era veramente successo, forse potevo liberarmi del mostro in quel momento e per sempre, ma la sola cosa che mi ha impedito di parlare e’ stato realizzare che avrei potuto avere la mia liberta’ ma allo stesso modo sapevo in che modo mio padre avrebbe reagito sapendo la verita’ e conoscendolo sapevo che liberare me avrebbe significato far perdere la liberta’ a mio padre. Non potevo permetterlo, dovevo proteggere mio padre, per liberarmi del mostro avrei dovuto farlo da sola.  Non dicendo niente sapevo anche  che la mia vita fino a quando non sarei riuscita ad andare via non sarebbe stata vita.

-Sapevo che mio padre era in possesso di una pistola e nella mia mente giorno dopo giorno prendeva corpo l’idea che solo liberandomi di quell’essere spregevole sarei stata libera, in galera ma libera. E ci stavo quasi riuscendo. Avevo pianificato tutto, gli avrei fatto credere che ero disponibile, lo avrei aspettato e poi un colpo forse due e la mia vita sarebbe cambiata per sempre. E dopo cosa sarebbe successo? Cosa sarebbe successo dopo?  Era davvero quella la soluzione? Non sapevo cosa fare, avevo paura e mi sentivo sola.

Ma come sempre dopo qualche giorno di crisi e disperazione, ritornavo a guardare la situazione con lucidita’ e capivo che dovevo rialzarmi, il mio cuore era ha pezzi, ma dovevo guardare avanti e trovare il modo per andare via nel modo piu’ indolore possibile, non per proteggere lui,quel parassita malato, ma dovevo proteggere me stessa e pensare al mio futuro.

– Intanto i mesi passavano, e crescendo riuscivo ad evitare con piu’ facilita’ ad evitare di accettare i suoi ricatti, ormai non ero piu’ motivata a fare niente, lavoravo solo per mettere abbastanza soldi da parte per poter essere indipendente e quando sarei stata pronta sarei andata a vivere lontano, il piu’ lontano possibile, in ogni caso ogni sforzo per cercare di migliorare qualcosa era inutile perche’ non venivo mai gratificata per le mie idee a meno che lui non riceveva qualcosa in cambio e quindi se lui  diceva che tutto era perfetto anche per i miei lo era in caso contrario ovviamnete mi complicava il lavoro e mi rendeva la vita impossibile ma preferiro lavorare il triplo ma non farmi toccare da quel verme.  Purtroppo per andare lontano, lontano ho dovuto aspettare un po piu’ del previsto e questo mi e’ costato in termini di salute, fare finta ogni giorno che tutto andasse bene, ogni giorno era una recita, la cosa che odiavo di piu’ erano i giorni festivi e quando si decideva di trascorrere una  giornata  con i parenti che avevano la casa al mare e speravo sempre che i miei genitori non decidessero di chiudere l’attivita’ per chiedere anche al virus e sua moglie di venire con noi e allora anche l’unico giorno che potevo evitare la sua vista dovevo vederlo in ogni caso, ma per fortuna con i miei cugini  stavamo per i fatti nostri a giocare oppure a farci lunghe passeggiate sulla spiaggia, riuscivo ad evitarlo per quasi tutta la giornata tranne quando era ora di pranzo e al momento dei saluti. Odiavo anche le domande inutili di mia madre. Mia madre avrebbe potuto essere una vera madre, e lo era , ricordo molto bene la mia infanzia, quando ancora anche mio fratello viveva con noi ed erano giorni felici, non avevamo molto ma eravamo una famiglia ma poi le cose sono cambiate, quando avevo all’incirca sei anni  i miei genitori decisero di aprire un attivita’ poco fuori dalla citta’ e all’inizio sono stati tempi molto duri, abbiamo fatto parecchi sacrifici lo ammetto, ma sentivo che eravamo uniti, ma dal momento che il virus e; entrato a far parte del personale del locale le cose sono cambiate e ha iniziato a riempirle la testa di bugie e falsita’ e si e’trasformata in  una donna avida e interessata solo ad espandere l’attivita’ per il solo gusto poi di poter sfoggiare il suo benessere, dimenticandosi che noi figli eravamo esseri umani e non macchine da produzione.

– Si avvicinava anche un altra estate e fu anche l’inizio di nuove conoscenze, alla comitiva di amici pian piano si aggiungevano nuove persone e nascevano anche le prime coppie di fidanzati, io e la mia amica facevamo le scommesse per indovinare come si sarebbero formate le coppie e ovviamente noi non abbiamo indovinato i nostri, fu tra queste nuove conoscenze che conobbi colui che in seguito divento mio marito e il padre dei miei due meravigliosi figli………..ma di questo vi raccobtero’ la prossima volta.

 

Una storia vera,una storia come tante. Seconda parte

Arrivando l’estate, arrivava anche la stagione in cui si lavorava molto, ed essendo impegnata a lavorare non poteva tormantarmi, le giornate correvano via velocemente e alla fine della giornata anche se stanchissima, correvo nel mio rifugio.

– Nel mio rifugio a nessuno era permesso entrare, li’ io potevo vivere la mia adolescenza, sognare che un giorno sarei stata libera. Libera di dire tutto quello che pensavo, libera di amare ed essere amata da una persona che mi avrebbe rispettata. Solo in quella stanza di quella grande casa riuscivo ad essere me stessa e non un altra persona, passavo le ore chiusa dentro quel soggiorno ad ascoltare musica, danzare come Carla Fracci e dopo ore di esercizio a sfinirmi per avere la scusa di andare subito in camera  e non essere costretta a quel finto rituale di finta famiglia che cenava intorno allo stesso tavolo. Quando ogni tanto mi costringevo a cenare insieme lo facevo per mio padre.  Lo guardavo negli occhi e percepivo la sua rassegnazione, anche lui in modo diverso era una vittima. Su mio padre scrivero’ in seguito.

-Spesso mi chiedevo se mi avessero adottata, mi sentivo sempre fuori posto, qualsiasi cosa dicessi o tentassi di dire era sempre un lottare contro i mulini a vento, ogni argomento di conversazione era impossibile per la troppa chiusura mentale dei componenti seduti intorno al tavolo, con mia  sorella eravamo due mondi opposti e piuttosto che sedermi e cenare in quel profondo, orribile silenzio, dove ogni minuto diventava un eternita’, prendevo un bicchiere di latte e di corsa andavo a letto e preferifo essere in compagnia di un bel libro oppure ascoltando musica ritornavo a viaggiare con la fantasia e per qualche istante mi sembrava che tutto il giorno dopo poteva essere diverso, avrei dovuto solamente continuare a illuderlo che prima o poi avrebbe ottenuto qualcosa e cosi’ per un po di tempo potevo stare tranquilla. Nel frattempo si avvicinava sempre di piu’ il giorno del mio compleanno e speravo che almeno quel giorno avrei potuto trascorrerlo con i miei amici ma per far si che potesse accadere dovevo usare le mie strategie con mia sorella. Purtroppo dipendevo da lei e se volevo vedere i miei amici mi dovevo costringere a fare di tutto per convincerla ad uscire e doveva sembrare che l’idea partisse da lei. Ormai avevo capito che per sopravvivere in quella casa avrei dovuto usare strategie con tutti, nessuno escluso. I giorni passavano e’ arrivato il mio compleanno, Natale e poi ancora e ancora lunghi giorni  di attesa e pianti, di disperazione e di speranza che presto qualcosa sarebbe cambiata.  Le mie giornate dovevano essere sempre piene d’impegni,in questo modo avevo tutto sotto controllo. A lavoro ormai avevo preso in mano la situazione e anche se non venivo mai apprezzata a causa del mostro, che si divertiva a denigrarmi sempre e parlare alle mie spalle con chiunque. Alcune persone che lavoravano con me, quando mi dicevano che parlava alle mie spalle dicendo che non sapevo fare niente, e che senza di lui tutto sarebbe andato in rovina, si vantava che  nella mia famiglia pendevano dalle sue labbra, incantanti dalle sue bugie. Mia nonna diceva sempre: – Quando la volpe non arriva all’uva, dice che e’ aspra. Morale ormai era da un po’ che con le mie strategie riuscivo ad evitare le sue molestie, questo lo faceva diventare cattivo e vendicativo. Io diventavo piu’ forte.

-Io diventavo ogni giorno piu’ forte, fino a che una sera accadde qualcosa che cambio’ completamente la situazione.

Erano gia trascorsi quasi tre anni, io e il mio Amore eravamo riusciti a tenere nascosta la nostra storia, ma una sera di meta’ Agosto, come quasi ogni sera in paese c’era aria di festa,in ogni strada enormi luninarie colorate, e nelle piazze e per le vie della citta’  potevi trovare in qualche angolo bancarelle con stuzzicherie che erano un finger food povero di quel periodo, dove per comprare mille lire di semi misti dovevi fare la fila perche’ il bambino e’ indeciso sul colore del palloncino, nel frattempo  tra pianti  e discussioni per cercare di fare in fretta sul colore da prendere e pagare la fila aumentava, ma non importava ogni sera nella piazza piu’ grande si esibivano cantanti famosi, e si aspettava passeggiando su e giu per le due vie principali della citta’ aspettando che il cantante o gruppo famoso  arrivasse per esibirsi oppure si poteva andare a vedere anche qualche spettacolo teatrale, e per chi non fosse interessato si potevano incontrare  gli amici e fare su e giu’ nelle vie centrali della citta’.

-Ancora non esistevano i telefoni cellulari e si poteva comunicare solo con il telefono che si aveva a casa e non sempre era facile, bisognava chiedere il permesso per chiamare e anche una buona motivazione, la mia ? Chiamavo sempre i compagni di scuola, ovviamente chiamavo le mie amiche per accordarci a che ora vederci “casualmente” e cosi potevo vedere il mio amore. Infatti  mia sorella usciva concordando con la moglie del bastardo cosa fare la sera, e tutto avrei voluto tranne che trascorrere il mio tempo libero con il mostro, sua moglie ecc.. Casualmente incontravamo le mie amiche e io andavo con loro. Per quasi tre anni con questa strategia sono riuscita a nascondere a tutti che io finalmente stavo vivendo la mia adolescenza e il mio primo amore. Quella sera qualcosa ando’ storto, non mi sono accorta che quel bastardo ci aveva visti.

Al centro della piazza si poteva passeggiare intorno ad una piccola fontana, dove tutto intorno c’erano delle piccole aiuole, una fontanella, dove con la calura di agosto spesso i bambini, finivano per tornare a casa di corsa e con qualche sberla per essersi bagnati un po troppo, giocando con gli amici alla fontanella, e alcune  panchine, per sederti dovevi aspettare che l’anziana coppia stanca di aspettare che il cantante previsto della serata fanno ritorno a casa, solo allora potevi avere accesso alla tanto agognata panchina, dopo afer fatto chilometri su e giu per le due vie piu’ lunghe del paese. Eravamo finalmente riusciti a sederci, eravamo abbracciati e ci stavamo divertendo con il nostro gruppo,quando in lontananza mi era sembrato di vedere la sua faccia e il suo ghigno odioso. Forse lo avevo solo immaginato, la folla era tantissima. Dopo il concerto come ogni sera mi ritrovavo con mia sorella e tornavamo a casa ma quella sera notai in lei un po di fredezza, capii che non avevo immaginato di aver visto il mostro, la cosa peggiore e che lui ci aveva visti e gia’ si era messo all’opera per rovinarmi la vita. Quella sera e’ stata la fine della storia piu’ bella, piu’ vera che abbia mai piu’ avuto in tutta la mia vita. Da quel momento e’ iniziato il coprifuoco e quello che mi faceva piu’ male e’ che mia sorella si faceva e si fa manovrare come una pedina  e non aveva capito che l’ha sempre usata per il suo sporco scopo, rovinare la mia vita, aveva gia’ distrutto la mia famiglia riuscendo a mettere contro tutti e adesso tocca a me. Non riuscendo piu’ a uscire spesso e soprattutto non potevo stare con i miei amici perche’ dovevo avere la sentinella, esattamente il quattordici febbraio di molti, molti anni fa la mia storia finisce. Mi sento il mondo crollare e i miei sogni frantumarsi come uno specchio rotto in miliardi di pezzi il mio cuore era distrutto,erano circa le due del pomeriggio dissi a mia madre che andavo in camera mia perche’ non mi sentivo bene, volevo morire, iniziai a bere sperando odi non risvegliarmi il giorno dopo, riuscii a bere cosi tanto al punto che quando iniziai a risvegliarmi non mi ricordavo come ero arrivata al mio letto e sentivo delle voci in lontananza e la voce di mio padre, ecco adesso mi ricordo mio madre diceva che mi avrebbe ammazzato se non gli avessi detto perche mi fossi ubriacata.

Sentivo la sua voce e nella mia mente e nel buio pesto e totalmente priva di conoscenza, avevo realizzato che quella era l’occasione giusta per distruggere il mostro, quando mia sarei risvegliata avrei detto esattamente queste parole : – Papa’ mi sono ubriacata perche’ la persona di cui tu ti fidi e’ un maniaco, maiale, depravato e mi costringe a farsi toccare.

-Avrei dovuto, ma la paura e la sua faccia e le sue parole……. mi sentivo soffocare e cosi le parole che avrei voluto dire e la sola cosa che riusciii a dire fu : – Stavo male e ho perso il controllo, sai i  dolori del ciclo. Se non vi dispiace vado a dormire. E fu nello stesso momento in cui posai la testa sul cuscino che ho pregato di non risvegliarmi………continua

Una storia vera, una storia come tante. 1parte

Quante volte durante la nostra vita ci siamo posti la domanda: – Se potessi tornare indietro cosa cambierei della mia vita?

– Istintivamente la prima risposta che mi viene un mente e’ tutto. Poi pero’ rifletto e mi dico che se cambiassi tutto della vita che ho gia vissuto perderei sicuramente degli avvenimenti che hanno determinato il mio presente. Quindi no non cambierei tutto, sicuramente vorrei di nuovo i miei figli, esattemente loro, cosi come sono con i loro pregi e difetti, senza i miei figli non avrei avuto la forza di lottare e di arrivare ad essere la persona che sono adesso.

Allora cosa vorrei cambiare, vorrei cambiare qualla parte della mia vita che si chiama adolescenza e anche qui ci sarebbero alcune parti di quel periodo che andrebbero salvate. Vi state chiedendo sembra quasi che tu abbia due vite parallele di cui una va salvata e l’altra va cambiata, infatti  e’ stata esattamente cosi la mia vita per un periodo che parte da quando avevo undici anni circa fino a quasi quarantacinque, perche’ proprio all’eta di quarantacinque anni sono dove sono sempre voluta essere e dove nella mia vita da salvare volevo arrivarci con altre motivazioni. La mia seconda vita, diciamo la parte bella per cercare di fuggire da quella brutta e’ iniziata appunto quando all’incirca all’eta’ di undici anni un uomo, ritenuto amico di famiglia inizia ad abusare della mia ingenuita’ di bambina e circuendomi con parole da adulti e minacciandomi che nessuno avrebbe creduto ad una bambina cercava di ottenere favori sessuali, dico cercava perche’ in teoria lui credeva di avermi plagiata ma in relta’ la mia seconda vita mi dava la forza di lottare contro quel mostro acconsentendo solo a quel che ritenevo non pericoloso per me, insomma cercavo di dargli il contentino come si fa con le bestie, infatti non voglio paragonarlo ad un animale, ho sempre pensato che gli animali hanno un anima, invece le bestie sono selvagge e feroci e per arrivare alla loro anima direi che e’ un impresa impossibile, quell’ uomo per me era un mostro, una bestia, anzi peggio un virus che quando mi costringeva a toccarlo mi sentivo sporca, e sentivo la necessita’ di correre sotto la doccia e lavarmi, questo succedeva spesso, cosi’ spesso che ricordo ancora la voce di mia madre rimproverarmi perche’ stavo sempre sotto la doccia, e con l’acqua che scendeva sul mio viso che copriva le lacrime speravo ogni giorno che si chiedesse perche’ e che aprendo gli occhi si fosse accorta dell’incubo in cui ero costretta a vivere.Agli occhi di parenti e amici ero una bambina fortunata, con una bella famiglia, che con i sacrifici e duro lavoro costruivano giorno dopo giorno un impero, ma si sa come tutti gli Imperi quando il vile denaro diventa piu’ importante della famiglia allora si diventa ciechi e non si vede piu’ il tormento di chi si ha intorno, perche’ con i soldi non ti faranno mancare niente. Ogni festa erano bei regali,certo anche in quei momenti io ero la pecora nera, se mia sorella (la preferita) di mia madre riceveva cento io ricevevo cinquanta, a lei tutto era concesso io dovevo lottare anche per vivere la mia infanzia, per vivere la mia adolescenza, per vivere era una lotta ogni giorno contro il mostro e contro la mia famiglia. I momenti piu’ belli per me arrivavano quando l’estate arrivava e un altra mia sorella arrivava in vacanza e per un mese mi portava via da qualla gabbia dorata. Insieme a mia sorella, mio cognato e mio nipote mi sentivo veramente in famiglia e speravo sempre di non dover ritornare a casa. Purtroppo le vacanze terminavano e loro rientravano a Milano. Arrivava anche il momento di rientrare a scuola ma anche quello per me era solo un modo per uscire di casa e non sentirmi toccare da quel viscido porco, stare a scuola mi serviva solo ad immaginare come sarebbe stato il mio futuro se fossi andata all’universita’, una parte di me cadeva in angoscia perche’ sapeva che quello sarebbe rimasto un sogno, mio padre non mi avrebbe mai fatto uscire fuori quel buco di paese e cosi stare seduta sui banchi di scuola mi permetteva di conoscere cosa c’era fuori dal mio piccolo paese che giorno dopo giorno odiavo sempre di piu’, volevo uscire fuori dai confini e per farlo dovevo studiare, non ci riuscivo il virus mi stava togliendo tutto l’entusiasmo di vivere la vita. Ero disperata mancava ancora troppo alla maggiore eta’ dovevo ancora compiere quattordici anni e gli ultimi anni per me erano stati cosi brutti che per ogni anno che passava mi sembrava come se crescessi di dieci, avendo perso l’entusiasmo per tutto decisi che la soluzione migliore per me era convincere i miei genitori a fami pagare e lavorare a tempo pieno, era la peggiore delle idee perche’ mi avrebbe costretta a vedere quel pezzo di m…….. tutti i giorni ma dovevo e potevo farcela se lui pensava di avermi in pugno non aveva capito niente, io avevo in pugno lui e cosi’ ogni giorno lo illudevo che avrebbe ottenuto di tutto e cosi in cucina avevo vita tranquilla e potevo lavorare in santa pace ma se capiva che non avrebbe ottenuto allora diventata una belva e mi metteva contro sempre tutti dicendo cose che non erano vere e mi faceva apparire come una puttana o peggio un isterica ipocondriaca.

-E’ stato proprio intorno al periodo in cui dovevo compiere quattordici anni che ho conosciuto quello che e’ stato il primo vero amore della mia vita. Mi sono innamorata di lui quando mi ha sfiorato per la prima volta il braccio ed eravamo appoggiati sulla ringhiera dei giardini del centro, era una calda sera d’estate e in quel periodo mia sorella era disposta ad uscire e cosi ci vedevamo con i nostri amici e con lui  e’ iniziata una dolce e romantica storia di adolescenti. E’ una parte della mia vita che ho salvato e che porto sempre con me nel cuore. Come dicevo eravamo seduti sulla ringhiera e lui dolcemente accarezza il mio braccio alzo il mio sguardo e incrocio i suoi occhi, le nostre labbra si sfiorano, sento le farfalle nello stomaco e ci abbracciamo, in quel momento per la prima volta dopo anni in cui era iniziato il mio incubo mi sono sentita al sicuro e protetta, avrei voluto restare cosi tra le sue braccia per sempre. Ogni volta che ci incontravamo erano i momenti piu’ belli della mia vita, e ogni volta avrei voluto confidargli il mio incubo, ma avevo paura e le parole mi morivano in gola, soffocate dalle parole:- Nessuno ti credera’ mai sono le parole di una bambina contro le mie , ricordalo sempre. non puoi fare niente.

-E invece no, avrei potuto e avrei dovuto fare qualcosa, avrei dovuto gridare aiuto dal primo momento, ma la verita’, quando decidevo di dire qualcosa riuscivo a vedere la “mia famiglia” ridere, scherzare e fidarsi di un uomo che in realta’ era un mostro, che mi ricattava ogni giorno e da un po di tempo avevo il dubbio poi pian piano divenuta certezza che non ricattava solo me ma anche mia sorella, quando ne sono stata certa il mio solo pensiero era quello che dovevo proteggere le altre persone della mia famiglia che potevano essere a rischio di questa mente malata, cosi quando per le vacanze arrivava mia sorella con mia nipote o i miei zii con le mie cugine cercavo sempre di stare tutto il tempo con entrambe per non lasciarle mai da sole con il mostro…………..continua