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Mi chiamo Cinzia, ho 49 anni e sono nata in una piccola città al centro della Sicilia. Nella mia famiglia il mio punto di riferimento è sempre stato mio padre, da lui ho imparato a vivere attraverso le sue esperienze e grazie al suo esempio sono diventata una donna forte ed autosufficiente . Ma nonostante tutto non ho mai avuto la forza di confidargli i miei dubbi e le mie insicurezze, avevo paura delle sue reazioni e delle conseguenze che ci sarebbero state se gli avessi detto che la persona di cui lui si fidava e amava era stata vittima di abusi sin dall'età di 11 anni. Il mio silenzio è stata la sua protezione e la chiave di ciò che sono diventata. Per fuggire dalla realtà mi rifugiavo nella lettura di romanzi e di ogni tipo di lettura che potesse allontanare la mia mente da tutto ciò che per anni è stato il mio incubo, Hemingway, Shakespeare, Kafka le poesie di Baudelaire, i saggi di Sartre mi hanno indirizzato in quella che è diventata la mia passione: scrivere. Un altra passione che mi permetteva di non pensare alla realtà era la musica, dopo aver trascorso la giornata a scuola, quando rientravo a casa per evitare di subire pressione da parte dell'uomo che mi molestava trascorrevo il mio tempo chiusa in camera mia ad ascoltare musica e a scrivere tutto ciò che mi permetteva di allontanarmi da questo mio incubo; la mia vita reale.

Una storia vera, una storia come tante.(Riflessioni)

Ci sono momenti che rimangono impressi nella mente come cicatrici, e come tali solo a guardarle, fanno male, sono li’ a ricordaci la sofferenza provata.

Ricordo esattamente la mia prima cicatrice visibile, ero ancora una bambina, mio fratello  viveva ancora con noi ,  io ero sempre al suo fianco aspettando di poterlo aiutare, quel giorno mi chiese di prendere un paio di bottiglie di limonata, quando stavo salendo le scale per ritornare dietro al banco del bar caddi dalle scale,tutte le 4 bottiglie si ruppero e mi tagliai il polso,  fu mio padre con tanta pazienza a pulire la cicatrice e fasciarla, ancora adesso posso vederla,fa male, mi ricorda mio fratello .Qualche anno dopo mio fratello ando’ via. Avevo ancora mia nonna e con lei trascorrevo tutto il mio tempo, mi raccontava storie, le piaceva insegnarmi a lavorare a maglia e uncinetto, e fu lei a far crescere in me la passione per la cucina, mia nonna era una donna dolce e paziente, era molto paziente, e non perdeva occasione per coccolarmi, passavamo tantissimo tempo insieme, ancora oggi mi chiedo se mia madre(sua figlia) fosse stata adottata per quanto erano cosi’ diverse.Mia nonna mi ha aiutato facendomi sentire amata e protetta era  il mio punto di riferimento, purtroppo un giorno durante una delle sue escursioni per raccogliere della buona verdura selvatica,da cucinare per la cena cadde e dopo qualche settimana in ospedale anche lei mi lascio’ definitivamente. Fu per me un forte trauma, avevo perso le uniche persone con cui mi sentivo protetta , mio fratello e mia nonna materna  con ognuno di loro nella mia mente ho ricordi che mi riportano a quando ancora potevo gioire del mio essere bambina. Al ricordo di quando ancora eravamo una famiglia non ricca economicamente ma eravamo felici e uniti. Dopo la sua morte tutto per me e’ cambiato, il mio incubo peggiore ebbe inizio e pensavo potesse finire il giorno del mio matrimonio invece cambio’ solo il modo di rendere la mia vita un incubo, facendomi sentire sempre non all’altezza, il mio lavoro non veniva mai gratificato anzi, non ottenendo piu’ favori sessuali, anche il peggiore dei cuochi era migliore di me.  La mia e’ stata una continua fuga per la liberta’, e nel corso degli anni ho finalmente maturato la consapevolezza che non ero io a sbagliare, non era stata colpa mia mia, ma era lui , il Virus la persona malata che aveva circuito la mia mente di bambina. Ci sono voluti diversi anni di terapia per metabolizzare tutto il male che avevo subito.

MI sono sempre fatta una domanda nel corso della mia vita, penso che in fondo un po tutti forse ci facciamo la stessa domanda, cosa fosse successso se?

Oggi col senno di poi e sapendo dove mi trovo, la risposta che ogni giorno riesco a darmi e’ sempre la stessa.

Sono dove ho sempre voluto essere, sono con  le sole persone piu’ importanti della mia vita; i miei figli e se tutti i sacrifici che ho fatto, le lacrime, le persone sbagliate, tante che ho incrociato nel mio cammino, le persone giuste, poche ma che ancora oggi a distanza di anni hanno saputo la verita’ e sono rimaste al mio fianco. A questo punto della mia storia vera, mi sembrava opportuno fare un po’ di riflessioni. Tutti questi anni, ho avuto una sola certezza nella mia vita, ed e’ stata la forza motrice, la mia Fede e il supporto dei miei figli. Senza non avrei potuto far niente a prescindere da quale decisione abbia potuto prendere in passato.

La vita non è aspettare che passi la tempesta, ma imparare a ballare sotto la pioggia.

Una storia vera, una storia come tante!

Ormai il periodo di attesa era giunto quasi al termine, per precauzione il medico mi fece ricoverare qualche giorno prima dell’intervento fissato per poter eseguire le ultime analisi di routine prima di eseguire l’intervento fissato per la settimana sucessiva.

Era il quindici di Marzo 1990,  anche gli ultimi amici che erano venuti per farmi visita erano andati via, stavo percorrendo il lungo e silenzioso corridoio quando qualcosa d’inaspettato stava accadendo,  la mia bimba aveva deciso di venire al mondo prima della data fissata. Sapevo che avrebbero dovuto operararmi, e il dottore mi aveva raccomandato di chiamarlo subito se qualcosa di imprevisto sarebbe accaduto, erano le venti e trenta e chiesi all’ostetrica di chiamare il dottore, per tutta risposta mi disse che sarebbe stata lei stessa a chiamarlo quando le contrazioni sarebbero divenute piu’ vicine, ma il punto era proprio questo io non dovevo avere il parto normale ma un cesareo, invece trascorsi tutta la notte, fino all’alba a soffrire con dolori che credetemi non si possono spiegare. Finalmente intorno alle cinque della mattina del 16 trovai la forza di esprimermi con molta tranquillita’ : – Se dovesse succedere qualcosa a mia figlia, le assicuro che sara’ meglio che in questa stanza lei non si faccia piu vedere, adesso esca di qui, vada a telefonare al mio dottore, e da tutta la notte che le dico che devo avere un cesareo. In quel momento il medico entro’ nella stanza, ( mio marito era andato a telefonare al dottore), quande trovandomi in quelle condizioni, inizio a urlare contro tutto il personale perche’ durante la notte non lo avevano chiamato prima, in meno di 10 minuti , fui trasferita in sala operatoria e alle 5,15 del 16 Marzo 1990 la mia bambina vide la luce. Ero ancora sotto anestetico, ma vedevo le ombre delle persone intorno al mio letto, e con molta fatica chiesi di vedere la mia bimba, mio marito era seduto vicino a me e sottovoce mi disse; – La bambina e’ ancora in sala operatoria, va tutto bene, pesa 3,450 kg, ma ha ingerito un po’ di liquido amniotico e le stanno pulendo i polmoni. Ero sotto anestesia, ma come una leonessa difende i suoi cuccioli, dissi a mio marito  che se fosse successo  qualcosa alla nostra bambina avrei denunciato l’ostetrica. Dopo qualche minuto l’infermiera entro’ in camera con la piccola culla, e finalmente potevo stringere tra le braccia la mia piccola, avevamo lottato nove mesi per poter essere presenti entrambe a questo appuntamento, furono nove mesi trascorsi per la maggior parte a letto ma non importava, avrei fatto qualsiasi sacrificio pur di portare a termine la gravidanza senza incidenti. Come si dice, tutto e bene quel che finisce bene.Stringere la mia bimba tra le braccia mi fece dimenticare tutto quello che era successo quella notte, e da quel momento non vevdevo l’ ora di tornare a casa e giorno dopo giorno mi sarei dedicata a crescere nostra figlia.

Sono Passati 30 anni da quella notte, mia figlia e’ diventata una splendida donna, Certo come ogni rapporto madre/figlia, il nostro non e’ stato sempre un rapporto rose e fiori, soprattutto dopo la mia separazione, mia figlia e’ stata la mia roccia, Insieme abbiamo affrontato tanti, tantissimi problemi, anche se ci sono stati molti momenti difficili, ho sempre avuto una certezza, l’amore per mia figlia non e’ mai cambiato, anzi oggi dopo 30 anni della sua vita vissuta con me, non potrei essere piu’ orgogliosa della persona che mia figlia e’ diventata, una donna matura e indipendente,capace di farsi spazio in questa difficile esperienza che e’ la vita. Come ogni madre auguro a mia figlia che nella sua vita possa avere tutto cio’ che desidera e qualsiasi strada lei decidera’ d’intraprendere nella sua vita io saro’ sempre al suo fianco.

Ps: In tutti questi anni, sono successe tante cose e ho fatto tanti errori, e di questo chiedo perdono, se potessi tornare indietro vorrei non fare gli stessi errori, purtroppo non si puo’ tornare indietro, ma guardando avanti, posso solo dire che ogni giorno dal momento in cui sei nata, ti ho amato ogni giorno sempre di piu’. Sei la luce della mia vita.

Una storia vera, una storia come tante. (La luce dopo il buio)

I mesi sucessivi furono segnati da due tristi avvenimenti.

All’incirca verso la meta’ di Febbraio fu mia suocera ha lasciarci, la sua malattia fu cosi veloce e distruttiva che in poco tempo il suo povero corpo, mi sembrava una candela che si scioglieva giorno dopo giorno sotto i nostri occhi e noi non potevamo fare niente per aiutarla se non darle il nostro affetto e calore fino al suo ultimo respiro.

Era l’ultima sera di Carnevale e mentre fuori, per le vie della citta’ la gente si preparava ad andare a far festa, noi eravamo a casa  e avevamo capito che ormai quelle sarebbero state le ultime ore della sua vita insieme a noi, casa di mia suocera era piccola, non molto luminosa, arredata in modo classico, piccola e accogliente, nel pomeriggio inaspettatamente ricevemmo la visita di mia madre e mia sorella, quando le vidi, fu per me una sorpresa, tanto che non riuscii ad esprimere nessun entusiasmo. Le feci accomodare nel soggiorno dove mia suocera era seduta sul divano, nei suoi occhi leggevo quello che avrebbe voluto dire, e infatti chiesi se qualcuno volesse del tea o del caffe’, e andai in cucina per preparare il caffe’ per gli ospiti. Da quando aveva iniziato a star male e ad avere  difficolta’ a parlare ero riuscita ad instaurare con mia suocera un dialogo visivo, capivo dal suo sguardo cosa volesse dire, e soffrivo la sua sofferenza, una parte di me avrebbe voluto distaccarsi e rendermi forte per quando sarebbe successo il peggio. Quando la visita fu terminata e posso dirvi che per tutta la durata non vedevo l’ora che finisse, e’ vero il tempo diventa infinito quando non ci sono argomenti di conversazione, stranamente a mia madre al parola venne quando la accompagnai alla porta e mi disse:

– A vederla non penso che le manca tanto, prima se ne va prima vi liberate. All’inizio rimasi senza parole, girai lo sguardo verso mia sorella e sentii che dalla mia bocca usci’ fuori la mia risposta e la sentivo come se fosse qualcun’altro a dire quelle parole al posto mio: – ma e’ mai possibile che dalla tua bocca non esce mai qualcosa di gentile? Ma cosa ti hanno messo al posto del cuore quando sei venuta al mondo? A quelle parole sentti mia sorella, forse e’ meglio andare via, non mi sembra il momento di discutere, chiusi gli occhi come per ringraziarla in quel momento e feci un cenno di si con la testa, avevo un nodo in gola dalla rabbia e la sola cosa che volevo era tornare dentro e dare conforto ad una donna che meritava sicuramente amore e attenzioni. Cosi’ entrambe iniziarono a scendere le scale per andar via, chiusi la porta alle mie spalle, feci un bel respiro per cercare di non piangere e mi  avviai verso il soggiorno, mi sedetti vicino a mia suocera le presi la mano, ci guardammo negli occhi e il suo lieve e sofferente sorriso mi riempi il cuore. In quel momento sentii di volerle un gran bene e dentro di me gridavo di rabbia, perche’ sentivo che stavo perdendo una mamma, la nonna dei miei figli. Quella fu’ l’ultima volta che potemmo scambiarci un gesto di affetto, qualche ora dopo la situazione precipito’ velocemente, la sua respirazione diventava sempre piu’ difficile e all’incirca verso le sette e trenta fummo costretti a chiamare il medico di famiglia. Al suo arrivo entro’ nella camera da letto dove nel frattempo avevamo accompagnato mia suocera, quando si sedette sul letto e si guardo’ allo specchio, volse il suo sguardo verso di me e una lacrima le rigava il viso, anche lei aveva capito che ci stavamo per lasciare.

-Il medico ci prescrisse dei farmaci, io e mio marito uscimmo subito alla ricerca delle medicine e tra il traffico dei festeggiamenti del Martedi Grasso e la maggior parte delle Farmacie chiuse la ricerca delle medicine fu piu’ lunga del normale, alla fine riuscimmo a trovare le medicine in una Farmacia vicino l’Ospedale vecchio, e riuscimmo a tornare a casa verso le nove e trenta, stavamo cercando un parcheggio e davanti casa era arrivata anche un ambulanza, mio marito lascio’ la macchina nel primo posto vicino casa e insieme corremmo verso casa, appena entrati nel portone d’ingresso la prima persona che vidi e che fermo’ mio marito fu il figlio del Dottore di famiglia di cui eravamo anche vicini di casa, da li’ potevo sentire mio cognato urlare, e malgrado le buone intenzioni riuscimmo ad arrivare a casa e capimmo che ormai le medicine non servivano piu’, ci aveva lasciati e il nostro rimpianto piu’ grande era di non essere li con lei nel suo ultimo momento di vita. Da li’ a poco i nostri amici seppero della notizia e in una lenta processione arrivarono tutti a stringersi intorno a noi e al triste momento che stavamo vivendo, trascorremmo tutta la notte a fare la veglia, e quando la situazione fu per cosi dire piu’ tranquilla, chiamai mio padre per avvisarlo di cosa era accaduto. Fu proprio mio padre ad arrivare alle prime luci dell’alba con caffe’ e qualcosa da mangiare per tutti, ma chi ha provato lo stesso dolore sa bene che niente e’ facile da buttar giu’ in questi momenti e anche se avrei voluto tanto piangere mi feci forza per stare vicino e supportare mio marito, in quel momento aveva bisogno di me piu’ che mai e io dovevo essere forte per lui. Sapete la prima volta che affrontai  la morte di qualcuno a me caro, fu la perdita di mia nonna materna, un trauma difficile da superare e dopo come avete gia’ letto nella mia storia inizio’ il mio incubo con il Virus, questo mi aveva reso piu’ forte, e la mia forza in quel momento per me fu un grande aiuto, riuscivo a trattenere le lacrime e ad essere di conforto a chi ne aveva bisogno, a chi in quel momento aveva perso la mamma e una donna dolcissima.

Dopo i funerali la nostra vita riprendeva lentamente la normalita’, la primavera si stava iniziando a sentire nell’aria e io non mi rendevo conto del motivo per cui avessi una fame esagerata. Mi resi conto del motivo qualche settimana dopo, nel frattempo anche la stagione lavorativa stava iniziando e io anche se malvolentieri avrei dovuto riprendere a lavorare, la stagione inizio’ subito, anche Pasqua era alle porte e fu proprio durante una giornata veramente impegnativa di lavoro che durante il lavoro mi sentii male, un dolore acuto che per un attimo mi tolse il respiro, mi fermai per qualche istante, feci un profondo respiro e andai avanti, alle quindici e trenta circa quando finita la giornata lunga e pesante di lavoro andai a casa. Mio marito sarebbe rientrato qualche ora dopo come ogni giorno, quindi quando arrivavo a casa avevo tutto il tempo di dedicarmi a me e pensare di preparare la cena per quando sarebbe ritornato da lavoro. Tornata a casa non pensavo piu’ al dolore che avevo avuto, mi ritorno in mente quando stavo entrando sotto la doccia e notai del sangue, chiamai il mio medico e gli spiegai la mia situazione, mi tranquilizzo’ dandomi un appuntamento per il giorno dopo in ospedale e avremmo fatto dei controlli.

Il giorno dopo andai in Ospedale senza dire niente a nessuno, feci le analisi, e durante la visita il medico mi disse che avremmo dovuto prepararci perche’ aspettavo un bambino. Non sapevo come reagire alla notizia.   – Un bambino? Come avremmo fatto, non sapevo nemmeno come avrei dato la notizia a mio marito, ero spaventata, e per qualche settimana non dissi niente, almeno fino a quando non avrei avuto l’esito definitivo, non avrei detto niente. e cosi feci. Intanto il lavoro aumentava e io lavoravo come se fosse tutto normale, fino a quando proprio mentre stavo lavorando mi sentti di nuovo male, a quel punto mi fermai con la scusa di andare in bagno e andai a chiamare il dottore, che mi disse che sarei dovuta andare subito in ospedale, senza pensarci un attimo. Cosi tornai in cucina, comunicai a mia madre la notizia che in tutta risposta mi disse che quello non era il momento di andare da nessuna parte , eravamo nel centro del lavoro e non si poteva fermare, cosi inizia una discussione di quali siano le priorita’ e fu chiaro quali fossero le sue, nel mezzo della discussione entro’in cucina anche mia sorella e mio padre, cosi’ per calmare le acque si offrirono di accompagnarmi o per meglio dire di depositarmi , quel giorno capii tante cose, capii che qualsiasi cosa potesse capitarmi da quel momento in poi sarei stata sola. Mi lasciarono in ospedale, e in quella grande stanza avrei voluto che almeno mio marito fosse li, ma era dovuto partire due giorni prima per Milano e avrei dovuto aspettare il tardo pomeriggio per chiamarlo e avvisarlo di quello che mi stava succedendo, dalle quattro arrivere alle diciotto e trenta il tempo mi sembro’ un eternita’, e finalmente quando arrivo’ l’ora esatta, chiamai l’Hotel dove avrebbe alloggiato, non era ancora arrivato,lasciai un messaggio dicendo che avrei richiamato e di aspettare la mia telefonata, dopo dieci minuti, provai di nuovo, dopo alcuni squilli finalmente sentire la sua voce mi fece stare meglio, spiegai la situazione e dispiaciuto di non potermi essere vicino mi promise che sarebbe tornato il giorno dopo. Nella stanza le altre pazienti ricevevano le visite di amici e parenti, l’orario di visite stava quasi per finire quando vidi entrare mia madre, subito disse che non poteva fermarsi troppo, mio padre non aveva trovato parcheggio e la stata aspettando in seconda fila, mi disse che se non avevo bisogno di niente sarebbe tornata il giorno dopo. Non ho bisogno di nulla risposi, la sensazione che provai fu terribile, stette seduta cinque minuti, senza dire una parola, mi sentivo gelare il sangue, non avevo davanti a me una madre, avevo davanti a me un estranea. Quando ando’ via mi sentii sollevata, appoggiai la testa al cuscino e dal corridoio sentii una voce che chiamava il mio nome, una telefonata che potevo prendere dal centralino dell’ospedale, nel sentire la voce di mio marito di nuovo, mi fece stare meglio, ancora di piu’ quando mi confermo’ che sarebbe sicuramente tornato il giorno dopo. Tranquilla domani sera sono a casa. Appoggiai la cornetta del telefono e tornando in camera mi sentii meno sola, eavamo veramente diventati una famiglia. Nella grande stanza le luci erano ormai spente per la notte, sentii bussare piano alla porta, e girandomi vidi che due miei amici erano venuti a trovarmi, rimasero un po’ a farmi compagnia ma vista l’ora tarda dovevano lasciare la stanza, ormai l’ora di visita era finita da un bel po’ e l’infermiera chiese gentilmente di lasciare la camera, sarebbero tornati il giorno dopo. Durante la notte iniziai a star male, prima un dolore sopportabile, lentamente diventava  sempre piu’ forte, dopo qualche ora i dolori erano ormai diventate contrazioni, accompagnate da una copiosa emoraggia,la mia vicina di letto mi chiese se volessi chiamare qualcuno, ma al mio terzo rifiuto capi’ che era inutile insistere, fu lei ad assistermi tutta la notte,fino a quando alle prime luci dell’alba quando ormai avevo perso il mio bambino (era un maschio) arrivo’ il dottore, mi portarono in sala operatoria ed eseguirono quello che in termini tecnici chiamano un raschiamento, (pulizia dell’endometrio per rimuovere resti abortivi). Quando mi riportarono in camera ero ancora stordita dall’anestesia,sentivo freddo, non riuscivo ad aprire gli occhi ma sentivo che era arrivata mia madre, mio padre  e i miei zii, sentivo la voce di mia zia che parlava con la vicina del mio letto, le disse che avevo sofferto tutta la notte e che non avevo voluto chiamare nessuno, lentamente mi stavo risvegliando e aprendo gli occhi furono le belle parole di mia madre :- questo era il primo, ancora sai quanti ne puoi fare figli………..in semiincoscienza riuscii anche a risponderle: non tutti siamo come i conigli, le risposi, chiusi gli occhi, e mi addormentai.  Fui felice quando riaprii gli occhi di trovare al mio fianco mio marito. Era arrivato qualche minuto prima direttamente dall’aereoporto, mi aiuto’ ad alzarmi e  ci abbracciammo per un lungo momento, e tra le sue braccia finalmente riuscci a rilassarmi e nel silenzio e tra le sue braccia sentivo che le lacrime mi stavano rigando il volto, per avere un po di privacy ci spostammo a parlare in fondo al grande corridoio del reparto, con calma gli raccontai cosa era successo il giorno prima e durante la notte, ascolto’ in silenzio e quando smisi di parlare ci guardammo per qualche secondo negli occhi in silenzio e mi abbraccio forte, Tra le sue braccia capii che  insieme avremmo affrontato qualsiasi cosa, e non mi sentivo piu’ sola. Qualche giorno dopo, mi rimandarono a casa, mi sentivo, triste,e con un senzo di vuoto incolmabile, in pochi mesi avevamo affrontato due perdite importanti. In cuor mio speravo che presto le cose sarebbero cambiate. Mi sentivo cambiata, avevo affrontato da sola, un esperienza che nessuna donna, di qualsiasi eta’ dovrebbe mai affrontare, soprattutto da sola. Questo mi rese ancora piu’ forte. E decisi dopo qualche settimana che sarei tornata a lavorare, niente e nessuno avrebbe potuto piu’ farmi del male,anche se in realta’ dopo il matrimonio il Virus divento’ piu’ cattivo di sempre, rendendo il mio lavoro ancora piu’ faticoso,ma andavo avanti, facevo il mio lavoro lo stesso, e ogni giorno speravo solo che arrivasse l’ora di chiudere, pulire la cucina e andare a casa. Nella mia casa mi sentivo al sicuro.  Giorno dopo giorno cercavamo di superare quello che era successo, anche l’estate ormai era alle porte, le giornate erano diventate lunghe e calde, io cercavo di prendere il giorno di riposo insieme a mio marito, ed anche per avere cio’ che mi toccava dovevo lottare,  ma lottavo e ottenevo e quando appunto avevo tempo libero, ci organizzavamo da soli o con il nostro gruppo di amici e facevamo delle gite fuori citta’, spesso andavamo nelle zone di mare, e fu proprio verso la fine di Luglio all’incirca durante una settimana di vacanza che ci eravamo concessi, che mi resi conto che qualcosa dentro di me stava cambiando, io stavo cambiando, Avevamo trascorso una settimana in una delle zone piu’ a Sud della Sicilia, in quel periodo era ancora un posto sconosciuto e poco frequentato, per questo ancora piu’ bello, un mare pulito dall’acqua cristallina e spiagge infinite solo per noi. Al nostro rientro a casa decisi di chiedere al mio dottore di fare delle analisi, anche se gia ero sicura di sapere la risposta, che arrivo due settimane piu’ tardi, confermando la mia teoria. Eravamo in tre!!

– Uscendo dal Laboratorio mi recai in uno dei tanti  negozi    del paese dove sicuramente avrei trovato vestiti per neonati, La signora mi conosceva da quando io ero una bambina e quando le chiesi che avrei voluto delle scarpe da neonato fu felice per me, io ero felice, questa volta avrei fatto tutto il possibile purche’ tutto andasse bene. Comprai delle piccole scarpette e una bavetta, tutto avvolto il tutto in  una bella confezione regalo, avevo pensato a tutto, quando sarei arrivata a casa avrei preparato una bella cena a lume di candela, e alla fine della cena avrei dato il mio pacchetto regalo a mio marito e avrei comunicato la notizia che saremmo stati presto in tre. Tutto fu esattamente cosi’, e la notizia ci rese ancora piu’ uniti e felici, decisi di lasciare il lavoro e sarei stata a casa, dove avrei trascorso i mesi successivi per la maggior parte a letto, a mangiare poco per le nausee mattutine, della tarda mattinata e di tutti tutti i giorni per quasi tutti i nove mesi e ad aspettare con ansia il momento di poter incontrare la nostra Bambina, che da calcoli precisi e attenti del mio medico arrivo’ puntuale il Sedici Marzo del Millenovececentonovanta, quello fu il giorno che cambio’ per sempre la mia vita,   trasformando una tempesta in un continuo arcobaleno……………

Le citta’vuote.

In questi giorni di chiusura forzata, sento intorno a me il suono del silenzio, non ci sono macchine,  i negozi sono quasi tutti chiusi, poca gente, le citta; improvvisamente sembrano vuote e i cittadini agli arresti forzati. Penso alle persone anziane, sole, nelle loro case a dover trascorrere questa forzata, amara  solitudine, penso a quanto vorrebbero sentire l’abbraccio di una persona cara, di un nipotino, magari lo stesso che  se ogni giorno andava a fare compagnia, avrebbero voluto un po di spazio e adesso che spazio e tempo, ne abbiamo a sufficenza, ci chiediamo credo un po’ tutti come potremmo superare questo “riposo” forzato. E siamo sempre a pensare al peggio, a guardare ogni giorno i dati costanti della crescita di questo virus che sta seminando panico e paura.

Paura di toccare le persone che ci stanno vicino per essere contagiati, viviamo sempre nella paura di qualcosa, ma proprio in questo momento penso che situazione, come tutte le cose che ogni giorno ci accadono debba servire da riflessione.

Siamo chiusi nelle nostre case e prima ancora di esserlo dentro le nostre mura lo siamo nelle nostre menti, perche’ quando tutto questo non esiste chiudiamo la nostra mente e il nostro cuore al nostro prossimo, quardando il colore della pelle e da dove sproviene. Ma in questo momento, dove sono le differenze? Adesso che nessuno puo’ muoversi nemmeno per andare a trovare un parente, un amico, e non si puo’ nemmeno uscire per lavorare dove sono le differenze? E voi grandi uomini che ci governate, che fate i tagli alla Sanita’ e vi affannate a fabbricare armi e distruggere il mondo, in questo momento in tutto il mondo la prima necessita’ sono proprio le strutture sanitarie. Svegliamoci e cerchiamo di abbattere le frontiere che ci dividono e non aspettiamo una pandemia per sentirci tutti uguali e vittime. Usiamo questa situazione per uscire dalle nostre case e quando tutto sara’ finito ricordiamoci che siamo tutti uguali anche quando tutto va bene!

Sperando che tutto questo accada presto spero di non avervi annoiato con questa mia riflessione.

Una Storia vera, una storia come tante.

I giorni volavano via ad una velocita’ supersonica, tra lavoro, preparativi per il matrimonio e la malattia di sua madre che era ancora piu’ veloce del tempo che implacabile ci stava facendo arrivare al fatidico giorno delle nozze. Ebbene si, eravamo alla vigilia del matrimonio, la lista delle cose da preparare si era esaurita, tutto era pronto per il grande giorno. La sera prima erano tutti in agitazione a casa mia, ed io non mi sentivo in vena di festeggiare, stavo per sposarmi, la mia fuga autorizzata si stava realizzando, avrei dovuto ballare solo per il motivo che sarei uscita da quella casa, con gli eventi che erano cambiati, il mio sogno di trasferirmi in un altra citta’ era svanito, e anche il sogno di avere mio fratello al  mio fianco a farmi da testimone si era vanificato, anche questa volta c’era di mezzo lo zampino di mia madre . Forse non dovevo pensarci piu, ma nel silenzio della notte il mio pensiero non poteva fare a meno di viaggiare e di pensare al giorno dopo e a come sarebbe stata la mia vita con un uomo che era arrivato nella mia vita per caso e piano piano mi stavo legando a lui e gli volevo bene e avevo scelto di costruire  il mio futuro insieme ,nel bene e nel male.

 

Il paesaggio fuori dalla finestra della mia camera sembrava quasi una cartolina Natalizia, la neve che era venuta giu’ durante la notte aveva imbiancato i tetti, gli alberi erano stracolmi di soffice neve candida, fuori era il silenzio, lo stesso non potevo dire dalle voci che sentivo arrivare dalla cucina, anche se erano solo le sei del mattino sentivo le voci di tutti i parenti  seduti intorno al tavolo  in attesa del caffe’, e del mio arrivo, dalla voce percepivo la felicita’ di mio padre,  anche se all’inizio la parola felice non era proprio giusta ma in seguito conoscendolo si rese conto che era una brava persona e che mi voleva bene e mio padre voleva vedermi felice, mio zio (fratello di mia madre) aveva iniziato di buon ora a cantare, ma non riuscii a convincerlo a cantare in Chiesa.Nel frattempo una delle mie sorelle aveva iniziato a perseguitarmi cercando di convincermi a fare colazione, sostenendo che avrei dovuto avere energia e una buona colazione mi avrebbe fatto bene,ma non riuscivo a mangiare niente, volevo solo che quel giorno finisse al piu’ presto, volevo che dal giorno dopo, tutto fosse diverso. Dopo essere riuscita a bere il caffe’ sono iniziati i preparativi, era anche arrivato il momento d’indossare il mio abito, era stato  la sola spesa fuori budget che ci eravamo concessi ma ero felice di averlo fatto, quello sarebbe stato il giorno piu’ bello della mia vita e avrei fatto tutto il possibile per farlo funzionare, da quel momento io e D. saremmo stati una famiglia e tutto il resto era il passato, davanti a me guardavo al mio futuro.

Il mio abito era di seta bianco, con un lungo strascico appoggiato sulle spalle formava una goccia aperta sulla schiena, da cui usciva un fiocco,i capelli erano leggermente mossi e sulla testa  un piccolo cappello con veletta che copriva appena gli occhi, un trucco molto delicato sul viso, e per finire due lunghi guanti di seta  che coprivano le nuda braccia dal freddo di quella gelida giornata. Uscita dalla mia camera mio padre era ad aspettarmi, i suoi occhi diventarono lucidi vedendomi e per la prima volta sentii che da quel giorno mi sarebbe stato vicino e non aveva piu’ importanza il passato, quel giorno sapevo e sentivo che lui era orgoglioso di me e niente aveva piu’ importanza per me, solo sentire il suo orgoglio appoggiando la mia mano sul suo braccio e con il suo consenso mi stavo avviando verso il mio futuro.   Dopo le classiche foto della sposa con amici e parenti siamo pronti per andare. Dentro la macchina che ci stava portando in chiesa, mio padre e mio zio parlavano tra di loro, io guardavo fuori dal finestrino, avrei dovuto essere felice eppure una parte di me si sentiva un condannato a morte verso il patibolo, avevo paura, non sapevo cosa sarebbe successo nella mia vita da quel giorno in poi, solo una cosa mi rendeva serena, niente poteva essere peggio di quello che ero stata costretta a subire fino a quel momento. Sposarmi era stata una mia scelta all’inizio ma adesso eravamo in due e questo mi rendeva piu’ tranquilla perche’ sapevo che D. mi voleva bene e io ne volevo a lui.

Intanto la macchina si era fermata davanti alla Chiesa, ad aspettarmi con il Bouquet di orchidee rosa in mano lo sposo insieme ai testimoni e amici di sempre, ero in attesa di scendere dall’auto quando prima di scendere mi fermai a pensare se quello che stavo per fare era la scelta giusta, mi guardai intorno, mio padre stava per aprire lo sportello, alzando lo sguardo verso D. capii che era la cosa giusta da fare, scesi dall’auto, e al fianco di mio padre mi avviai verso la navata della chiesa dove ad aspettarmi c’era il mio futuro.

Dopo il fatidico Si, la giornata prevedeva il lungo ed estenuante pranzo al ristorante e non avendo in previsione di partire per il viaggio di nozze decidemmo di trascorrere la serata al suono della musica e con tutti i  nostri amici e se state aspettando che vi racconti la prima notte di nozze, la potrete solo immaginare, quello che posso dire che dopo una lunga ed estenuante giornata la prima notte di nozze potrebbe essere solo un cliche’. Nella vita reale, dopo una giornata lunga e veramente tanto stancante mi auguravo solo di riuscire ad arrivare al giorno dopo e da li sarebbe iniziata la nostra nuova vita insieme………………………

 

Una storia vera,una storia come tante!

-„Attendeva paziente, quasi allegra, senza nessuna ansia, mentre i ricordi cedevano il posto a speranze e progetti. Speranze e progetti talmente complessi che non vedeva nemmeno più i cuscini bianchi su cui fissava lo sguardo, né si ricordava di cosa fosse in attesa.“ (J.Joyce)

Ormai era routine, ero rassegnata, dovevo aspettare. L’attesa  era diventata una costante nella mia vita, aspettavo di compiere diciotto anni come un prigioniero aspetta il giorno di uscire dalla prigione, aspettavo le diciotto del pomeriggio per avere quei pochi minuti al telefono con D. aspettavo la prossima licenza e speravo, speravo che le ore, i giorni , i mesi volassero via veloci come i miei pensieri. Con la fantasia tutto era facile, bastava chiudere gli occhi e ritrovarmi cosi’ lontana da non sentire nemmeno la mancanza. La fantasia era il mezzo piu’ veloce per far passare il tempo e presto sarebbe anche arrivato Giugno, l’Estate, i concerti  le passeggiate su e giu’ decine e decine di volte da una parte e dall’altra della piazza , e incontrare sempre le stesse persone su da una via e giu’ dall’altra, e quando in lontananza si sentivano suonare le prime note del cantante o del gruppo di turno in esibizione quella o un altra sera si vedeva un fiume di gente dirigersi verso la grande piazza dove ci sarebbe stato il concerto, dopo tanto camminare la scelta piu’ furba era il piu’ delle volte accappararsi una panchina e ascoltare la musica in lontananza e farla diventare la colonna sonora della serata. Aspettavo cosi con tanta ansia che iniziasse quel periodo, poi mi rendevo conto che passava cosi’ velocemente e puntualmente ogni sera dopo ogni bella  serata trascorsa con D. a parlare, passeggiare, ascoltare musica e pianificare il nostro futuro, puntualmente dovevo rientrare a casa e sapevo che il giorno dopo dovevo affrontare ancora un altro giorno di lavoro e di stress, cosi quando mi accompagnava a casa il mio umore cambiava e una sera cambio’ anche qualcos’altro.

Arrivati davanti casa, D. spense il motore della macchina e si volto’ verso di me, la sua espressione era molto seria e anche molto preoccupato, ad illuminare il parcheggio una meravigliosa luna estiva, il cielo era stracolmo di stelle, tutto puo’ far pensare a un saluto romantico, invece dopo qualche secondo di silenzio, con un colpo di tosse si schiari’ la voce e le sue  parole furono :  L’intervento di mia madre e’ andato bene ma purtroppo ci sono altre complicazioni.

Non sapevo cosa dire, non la conoscevo ancora ma ero molto dispiaciuta per la sua condizione di salute. In cuor mio speravo di aver il tempo di poterla conoscere e volerle bene come se fosse stata anche  mia di madre. Dopo qualche secondo di silenzio, e con i pensieri che  nella mia mente alla velocita’della luce, con un filo di voce dissi :- Non ti preoccupare, che sia un piccolo oppure un grosso problema lo affronteremo insieme. Ci abbracciammo e salutandoci vidi che alle mie parole, dall’espressione del suo viso sembrava piu’ tranquillo, aspetto’ che entrassi a casa, e salendo le scale sentii il rumore della sua macchina allontanarsi e quando intorno a me sentii solo il silenzio fui presa da un senso di tristezza. Aprendo la porta di casa, speravo che tutti gia’ dormissero, invece vidi la luce della mia camera ancora accesa, mia sorella era ancora sveglia e io non avevo nessunavoglia di parlare. Quando mi sentivo triste desideravo con tutto il mio cuore che mia nonna fosse ancora viva, con lei mi sentivo al sicuro, avrei potuto parlarle e confidarle il mio stato d’animo, la paura di affrontare la malattia di una persona  mi spaventava, in fondo avevo solo diciannove anni ma pensai che niente poteva essere peggio di quello che mi aveva fatto  passato il Virus.  I mesi sucessivi furono segnati da un lento e spietato peggioramento, le nonstre serate dopo il lavoro trascorrevano al suo fianco, cercando di non farla sentire sola nella malattia che se la stava lentamente e crudelmente portando via. Verso la fine di agosto prendemmo la decisione di sposarci e renderla partecipe con i preparativi, il suo sorriso e i suoi occhi erano felici ma ormai per lei era difficile esprimere a parole cio’ che pensava, come era diventato difficile ingoiare e nutrirsi normalmente, nel mio cuore speravo che riuscisse ad essere presente al giorno del nostro matrimonio che sarebbe stato celebrato il Ventuno Dicembre del Millenovecentottantotto. Alla prossima………………………

Una storia vera,una storia come tante.(Riflessioni)

MilleMigliaDiSogni

Le giornate erano lente e noiose, la maggior parte del tempo la passavo in soggiorno ad ascoltare musica, in quella stanza il mondo era chiuso fuori, ero al sicuro. Li’ potevo viaggiare con la fantasia e sognare , la musica mi faceva sognare la California, New York, e altri magnifici luoghi, dentro di me speravo un giorno di poterci andare, leggendo i  libri di James Joyce, Oscar Wilde, Andersen, Proust, Hemingway, Sheakspeare e tanti ancora,immaginavo di essere parte delle storie.Potevo camminare a piedi nudi sui verdi prati irlandesi,  e sedermi all’ombra di un faro a guardare le onde dell’Atlantico infrangersi sugli scogli delle alte scogliere di Moher, sognavo di trovarmi a Roma,girando il centro tra Via Margutta, Campo dei Fiori o Porta Portese, sognavo di trovarmi ovunque e di vivere una vita normale, la mia vita. Ma bastava lo squillo del telefono o qualcuno della famiglia che veniva a chiamarmi…

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Una storia vera,una storia come tante.(Riflessioni)

Le giornate erano lente e noiose, la maggior parte del tempo la passavo in soggiorno ad ascoltare musica, in quella stanza il mondo era chiuso fuori, ero al sicuro. Li’ potevo viaggiare con la fantasia e sognare , la musica mi faceva sognare la California, New York, e altri magnifici luoghi, dentro di me speravo un giorno di poterci andare, leggendo i  libri di James Joyce, Oscar Wilde, Andersen, Proust, Hemingway, Sheakspeare e tanti ancora,immaginavo di essere parte delle storie.Potevo camminare a piedi nudi sui verdi prati irlandesi,  e sedermi all’ombra di un faro a guardare le onde dell’Atlantico infrangersi sugli scogli delle alte scogliere di Moher, sognavo di trovarmi a Roma,girando il centro tra Via Margutta, Campo dei Fiori o Porta Portese, sognavo di trovarmi ovunque e di vivere una vita normale, la mia vita. Ma bastava lo squillo del telefono o qualcuno della famiglia che veniva a chiamarmi perche’ la cena era pronta per farmi ritornare alla realta’ e la mia speranza era una e solo una, dovevo sposarmi.

Da quando mio padre sapeva di  D. piano piano stavo cercando di avere giorno dopo giorno sempre di piu’ la sua fiducia, cercavo di coinvolgerlo e quando mi chiedeva se avevo sue notizie, o se stessimo bene insieme,   cercavo in qualche modo di renderlo partecipe,  e iniziavo  a piccole dosi a  dirgli che stavamo iniziando a pensare a un futuro insieme. Il mio rapporto con mio padre stava cambiando, parlavamo molto di piu’ e molto spesso pensavo,  se potevo fidarmi al punto di potergli dire tutto, ma la paura che non mi avrebbe creduta mi faceva sempre morire le parole in gola. Il pensiero di perdere la sua stima,  la sua fiducia mi avrebbe ucciso,  non sapere con certezza quale sarebbe stata la sua reazione e’ stato sempre il motivo per cui ho sempre fatto finta che tutto andasse bene.

In quella stanza i miei pensieri vagano liberi. Senza  dovermi preoccupare delle conseguenze.

Volevo andare via allo stesso tempo volevo avere un matrimonio che rendesse mio padre orgoglioso di me, volevo che il giorno del mio matrimonio mio padre camminasse al mio fianco percorrendo la navata della chiesa, volevo che il giorno  piu’ importante della mia vita indossando il mio abito da sposa, e vedendomi lui fosse fiero di me, ci teneva moltissimo ed io sono orgogliosa di essere riuscita sposarmi come lui desiderava. Ancora oggi quando guardo la foto del mio matrimonio posso vedere lo sguardo felice di mio padre. Ho un solo rimpianto, non ho potuto stargli vicino come avrei voluto negli ultimi anni della sua vita e non ho potuto salutarlo nel momento in cui mi ha lasciato. Mio padre e’ stata la persona a cui mi sono sempre sentita molto legata, col mio silenzio ho voluto proteggerlo,  avevo paura onestamente, una paura fottuta. Il rapporto che stavo costruendo era molto piu’ importante, con un po di fortuna un giorno sarei potuta andare a vivere molto lontano dal mio incubo.

Con la fiducia di mio padre avevo conquistato anche piu’ indipendenza, quando decidevo di uscire mi lasciava prendere la macchina senza problemi, non mi faceva piu’ problemi se ritardavo un po’, ogni giorno mi sentivo leggermente piu’ forte e la mia vita si stava dirigendo sulla giusta traiettoria.

Durante il periodo invernale solitamente si chiudeva l’attivita’ per qualche mese,per diversi anni quello era il momento dedicato a riprenderci dalle fatiche della stagione estiva, per qualche anno i miei si concedevano una settimana o due a fare delle cure termali a Fiuggi. Io e mia sorella andavamo quasi sempre,  specialmente  quando decidevano di non fermarsi solo per le cure termali ma quando decidevano  di girare per circa un mese l’Italia da Sud a Nord da Est ad Ovest e vi giuro non sto esagerando. Scherzando la chiamavamo la processione dei parenti, ringrazio mio padre di questi viaggi, mi ha fatto amare tutto quello di piu bello si puo’ avere in ogni Citta’ e in ogni Regione.  Prima tappa  dopo Fiuggi, solitamente era sempre Roma, poi via di seguito: Firenze, Torino, Milano, Padova, Venezia, Ferrara,  la lista potrebbe continuare ancora,  cosa devo dire il bello di avere parenti ovunque. Una delle citta’ che amo tanto, Roma sicuramente, ma  vi assicuro questa potrebbe essere  una piccola  bugia, la amo sicuramente piu’ di altre ma come ogni citta’ che ho visto, visitato, amato. Quello che per me era  importante, quando facevamo quei viaggi  sembravamo quasi una famiglia come lo eravamo una volta, prima che entrasse il Virus nelle nostre vite tutto era diverso,mi mancava quella famiglia. L’incubo ritornava esattamente dal primo giorno in cui si riapriva l’attivita’ e tutto diventata una farsa.

Quell’anno li’ e anche i due prima i miei decisero di andare durante il perodo primaverile e cosi’ quell’inverno e per tutto il periodo Festivo (Natale,Capodanno..) lo trascorremmo nel paesello (come dice un mio caro amico del passato e anche del presente.

La cosa non mi dispiaceva per niente, per me quel Natale sarebbe stato ancora piu’ bello a breve D. mi avrebbe fatto sapere per quanti giorni sarebbe potuto tornare in Licenza e se tutto andava come previsto avremmo passato il nostro primo Capodanno insieme. Nell’impaziente attesa stavo gia pensando a cosa gli avrei potuto regalare a Natale, avevo gia’ qualche idea, per la prima volta mi resi conto che mi sentivo serena, qualcosa stava iniziando a cambiare. Speravo che il nostro primo Natale insieme fosse speciale e chissa’, forse quello sarebbe potuto essere il primo di tanti…. Fino a quel momento per non pensare a quello che avevo passato, quando ero da sola fantasticavo su come poteva essere il nostro futuro, e lo potevo pensare come ad un sogno irrealizzabile ma adesso il sogno e il desiderio di andare via da quella prigione “dorata” stava diventando reale avevo accanto un uomo a cui mi stavo legando giorno dopo giorno sempre di piu’ e con cui mi sarei impegnata a costruire la nostra famiglia. Avevamo inziato a fare dei progetti, non si sono realizzati esattamente come li avevamo ideati, non tutti almeno e sicuramente non si e’ avverato il nostro progetto di vivere a Roma. Il piano era semplice, finito Il servizio militare,  D. aveva molte proposte di lavoro da valutare e una di quelle che insieme avevamo preso in considerazione e che io suggerivo piu’ di altre soluzioni era di un azienda con sede lavorativa a Roma. Nella mia mente e nel mio cuore speravo con ogni cellula del mio corpo che si realizzasse questa opzione, sarei stata lontana abbastanza e avremmo potuto vivere la nostra vita senza nessuna interferenza. Ma la vita purtroppo non e’ come nelle favole o come noi talvolta la immaginiamo. La vita molte volte dobbiamo adattarla anche a situazioni che si vengono a creare nel corso della nostra vita e che cosi facendo ci portano fuori dalla nostra rotta di partenza e per arrivare al traguardo tanto agognato molte volte bisogna fare delle deviazioni e dare priorita’ a persone e situazioni che sono importanti, soprattutto se una di queste persone e’ parte della famiglia con cui voglio costruire il mio futuro……….Alla prossima!

 

 

 

 

 

 

 

Una storia vera,una storia come tante.(Un nuovo inizio 3).

Lo ametto, mi aveva completamente messo in agitazione. Le sue affermazioni mi avevano fatto pensare,non riuscivo a dormire e mi venivano in mente sempre le stesse domande.

          Perche’ sapere di chi era figlio avrebbe complicato le cose?

Perche’ quando mi ha detto queste cose, aveva quel sorriso di compiacenza                          stampato in faccia?

Anche lei ci godeva a rendere la mia vita un inferno?

Aveva capito qualcosa di sicuro. Si era accorta che il Virus cambiava atteggiamento nei miei confronti, diventava rabbioso come un cane incarognito, tutto quello che facevo era sempre sbagliato e non perdeva occasione per offendermi davanti ad estranei, sperando di scatenare qualche mia reazione, di sicuro scatenava la gelosia di mia sorella mettendoci il carico da novanta per complicarmi la vita. E io avevo capito dalla sua reazione che non potevo contare sul suo aiuto anzi dal tono della sua voce, capivo che dovevo assolutamente uscire da quella situazione da sola.

Non riuscendo a dormire, le chiesi : – E perche’ sapere la discendenza sarebbe un problema, cosa pretedendono che sia di sangue blu? Noi chi siamo? Dopo un lungo silenzio senza risposta, nel buio della stanza, la sentii , che si girava nel letto e mi rispose :- Papa’ e suo padre anni fa’ litigarono per una vendita del terreno che abbiamo qui vicino al percheggio, tu eri piccola e non ti puoi ricordare. Comunque le cose non andarono bene e Papa’ riusci’ a comprare quel terreno solo tramite l’aiuto di un avvocato. Da quel momento non ci sono piu’ stati bei rapporti tra di loro, vedrai che Papa’ non sara’ d’accordo quando lo sapra’. Rimasi in silenzio per qualche secondo a pensare, alla fioca luce della luna che entrava dalla grande porta finestra che si apriva sul balcone che girava tutto intorno alla casa, da ogni stanza si poteva tranquillamente entrare e uscire, la nostra camera era caldissima d’estate, perfetta d’inverno perche’ il sole illuminava la stanza per tutto il pomeriggio fino al calare al  buio della notte, e quando la luna era piena la stanza era illuminata da una luce fioca. Senza lasciar trapelare la mia ansia le risposi: – Vedrai che stavolta tu e il tuo amico avrete una delusione. Questa volta ho la sua approvazione, la sua fiducia, e prima che lo venga a sapere nel modo sbagliato saro’ io stessa domani ad avvisarlo e lo convincero’ che suo figlio non e’ una testa calda come il padre, gli faro’ capire che mi vuole bene e mi rispetta. Anche se l’ Autunno era da poco iniziato,  e si poteva  gia veder cambiare i colori delle foglie sugli alberi,  molte iniziavano a cadere, nella stanza la temperatura era ancora da calde serate estive, ma io tremavo, intanto il suo respiro era diventato piu’ pesante, aveva lanciato la sua freccia e adesso dormiva sonni sereni.

Non riuscivo a chiudere gli occhi, dovevo pensare come affrontare questa situazione senza danni. Dovevo pensare ad una soluzione. Avevo la soluzione! Da poco tempo si erano trasferiti a casa nostra,  mio zio (fratello di mia madre) con la famiglia,  fino a quando non avrebbero trovato casa. Mi sarei confidata con mia zia e le avrei chiesto di dire a mio padre tutto quello che riguardava D. insieme cosi la sua reazione sarebbe stata contenibile e avrei avuto piu’ possibilita’ di convincerlo. La mattina dopo aspettai che tutti fossero andati via da casa e quando rimasi sola con mia zia le raccontai ogni cosa e tutto ando’ come previsto,  adesso dovevo solo aspettare che finisse l’Inverno e che D. tornando dal Servizio Militare iniziasse a lavorare, nelle sue lettere mi aveva scritto che si prospettava l’idea di un lavoro a Roma. Sarebbe stato un sogno che si realizzava, potevamo costruirci una vita lontano da tutto e da tutti………….Ma la vita reale non e’ come nelle favole e le cose non andarono esattamente come previsto, almeno non tutto.

Da Novembre fino a Marzo ero tranquilla, il Virus non lavorava e non mi dovevo preoccupare di niente se non aspettare che arrivasse la prossima vacanza e D avrebbe avuto la prossima licenza.Nel frattempo mi dedicavo alle attivita’ che mi facevano stare bene, per quanto questo non era sempre possibile, anche se il Virus non era in giro la mia vita giornaliera non era il massimo della gioia, era comunque una lotta continua. Per fortuna la casa era abbastanza grande e quando qualcuno di noi voleva stare per conto proprio non mancavano sicuramente gli spazi. Io dividevo la mia camera con mia sorella, e quando appunto il locale era chiuso anche lei passava la maggior parte del rempo in camera e cosi ero a dover scegliere un altra stanza, la mia preferita era il soggiorno, una stanza talmente grande dove riuscivo anche a mantenermi in esercizio. Non potevo andare in palestra e nemmeno tante altre cose che ragazze della mia eta’ facevano senza dover ogni volta fare una guerra, per ogni cosa che volevo fare, dovevo passare attraverso tre gradi di giudizio. Se la mia richiesta era di una certa importanza, prima dovevo convincere mia sorella a fare una qualsiasi attivita’, da andare a vedere un concerto o uscire con gli amici oppure andare in palestra o fare danza…..se l’attivita’  le sarebbe piaciuta il secondo passo era ottenere il consenso di mia madre,  se anche in questo caso tutto andava bene il consenso di mio padre diventava solo una pura formalita, diversamente era un altro ostacolo da superare. Tutto questo succedeva prima che io avessi la possibilita’ di guidare e anche prima della maggiore eta’.  Adesso potevo evitare di chiedere l’autorizzazione alla triade e per qualsiasi cosa dovevo fare andavo direttamente da mio padre e non immaginate nemmeno la reazione che suscitava, quando dovevo fare qualcosa e ignoravo totalmente il parere di mia sorella, mia madre e il virus che come un burattinaio muoveva le fila del gioco ma con me non ci riusciva piu’ o almeno non mi teneva piu’ sotto scacco, lentamente mi liberavo della mia catena, ma purtroppo non potevo cancellare le cicatrici che avevo dentro. ……….alla prossima