Una storia vera, una storia come tante. (La luce dopo il buio)

I mesi sucessivi furono segnati da due tristi avvenimenti.

All’incirca verso la meta’ di Febbraio fu mia suocera ha lasciarci, la sua malattia fu cosi veloce e distruttiva che in poco tempo il suo povero corpo, mi sembrava una candela che si scioglieva giorno dopo giorno sotto i nostri occhi e noi non potevamo fare niente per aiutarla se non darle il nostro affetto e calore fino al suo ultimo respiro.

Era l’ultima sera di Carnevale e mentre fuori, per le vie della citta’ la gente si preparava ad andare a far festa, noi eravamo a casa  e avevamo capito che ormai quelle sarebbero state le ultime ore della sua vita insieme a noi, casa di mia suocera era piccola, non molto luminosa, arredata in modo classico, piccola e accogliente, nel pomeriggio inaspettatamente ricevemmo la visita di mia madre e mia sorella, quando le vidi, fu per me una sorpresa, tanto che non riuscii ad esprimere nessun entusiasmo. Le feci accomodare nel soggiorno dove mia suocera era seduta sul divano, nei suoi occhi leggevo quello che avrebbe voluto dire, e infatti chiesi se qualcuno volesse del tea o del caffe’, e andai in cucina per preparare il caffe’ per gli ospiti. Da quando aveva iniziato a star male e ad avere  difficolta’ a parlare ero riuscita ad instaurare con mia suocera un dialogo visivo, capivo dal suo sguardo cosa volesse dire, e soffrivo la sua sofferenza, una parte di me avrebbe voluto distaccarsi e rendermi forte per quando sarebbe successo il peggio. Quando la visita fu terminata e posso dirvi che per tutta la durata non vedevo l’ora che finisse, e’ vero il tempo diventa infinito quando non ci sono argomenti di conversazione, stranamente a mia madre al parola venne quando la accompagnai alla porta e mi disse:

– A vederla non penso che le manca tanto, prima se ne va prima vi liberate. All’inizio rimasi senza parole, girai lo sguardo verso mia sorella e sentii che dalla mia bocca usci’ fuori la mia risposta e la sentivo come se fosse qualcun’altro a dire quelle parole al posto mio: – ma e’ mai possibile che dalla tua bocca non esce mai qualcosa di gentile? Ma cosa ti hanno messo al posto del cuore quando sei venuta al mondo? A quelle parole sentti mia sorella, forse e’ meglio andare via, non mi sembra il momento di discutere, chiusi gli occhi come per ringraziarla in quel momento e feci un cenno di si con la testa, avevo un nodo in gola dalla rabbia e la sola cosa che volevo era tornare dentro e dare conforto ad una donna che meritava sicuramente amore e attenzioni. Cosi’ entrambe iniziarono a scendere le scale per andar via, chiusi la porta alle mie spalle, feci un bel respiro per cercare di non piangere e mi  avviai verso il soggiorno, mi sedetti vicino a mia suocera le presi la mano, ci guardammo negli occhi e il suo lieve e sofferente sorriso mi riempi il cuore. In quel momento sentii di volerle un gran bene e dentro di me gridavo di rabbia, perche’ sentivo che stavo perdendo una mamma, la nonna dei miei figli. Quella fu’ l’ultima volta che potemmo scambiarci un gesto di affetto, qualche ora dopo la situazione precipito’ velocemente, la sua respirazione diventava sempre piu’ difficile e all’incirca verso le sette e trenta fummo costretti a chiamare il medico di famiglia. Al suo arrivo entro’ nella camera da letto dove nel frattempo avevamo accompagnato mia suocera, quando si sedette sul letto e si guardo’ allo specchio, volse il suo sguardo verso di me e una lacrima le rigava il viso, anche lei aveva capito che ci stavamo per lasciare.

-Il medico ci prescrisse dei farmaci, io e mio marito uscimmo subito alla ricerca delle medicine e tra il traffico dei festeggiamenti del Martedi Grasso e la maggior parte delle Farmacie chiuse la ricerca delle medicine fu piu’ lunga del normale, alla fine riuscimmo a trovare le medicine in una Farmacia vicino l’Ospedale vecchio, e riuscimmo a tornare a casa verso le nove e trenta, stavamo cercando un parcheggio e davanti casa era arrivata anche un ambulanza, mio marito lascio’ la macchina nel primo posto vicino casa e insieme corremmo verso casa, appena entrati nel portone d’ingresso la prima persona che vidi e che fermo’ mio marito fu il figlio del Dottore di famiglia di cui eravamo anche vicini di casa, da li’ potevo sentire mio cognato urlare, e malgrado le buone intenzioni riuscimmo ad arrivare a casa e capimmo che ormai le medicine non servivano piu’, ci aveva lasciati e il nostro rimpianto piu’ grande era di non essere li con lei nel suo ultimo momento di vita. Da li’ a poco i nostri amici seppero della notizia e in una lenta processione arrivarono tutti a stringersi intorno a noi e al triste momento che stavamo vivendo, trascorremmo tutta la notte a fare la veglia, e quando la situazione fu per cosi dire piu’ tranquilla, chiamai mio padre per avvisarlo di cosa era accaduto. Fu proprio mio padre ad arrivare alle prime luci dell’alba con caffe’ e qualcosa da mangiare per tutti, ma chi ha provato lo stesso dolore sa bene che niente e’ facile da buttar giu’ in questi momenti e anche se avrei voluto tanto piangere mi feci forza per stare vicino e supportare mio marito, in quel momento aveva bisogno di me piu’ che mai e io dovevo essere forte per lui. Sapete la prima volta che affrontai  la morte di qualcuno a me caro, fu la perdita di mia nonna materna, un trauma difficile da superare e dopo come avete gia’ letto nella mia storia inizio’ il mio incubo con il Virus, questo mi aveva reso piu’ forte, e la mia forza in quel momento per me fu un grande aiuto, riuscivo a trattenere le lacrime e ad essere di conforto a chi ne aveva bisogno, a chi in quel momento aveva perso la mamma e una donna dolcissima.

Dopo i funerali la nostra vita riprendeva lentamente la normalita’, la primavera si stava iniziando a sentire nell’aria e io non mi rendevo conto del motivo per cui avessi una fame esagerata. Mi resi conto del motivo qualche settimana dopo, nel frattempo anche la stagione lavorativa stava iniziando e io anche se malvolentieri avrei dovuto riprendere a lavorare, la stagione inizio’ subito, anche Pasqua era alle porte e fu proprio durante una giornata veramente impegnativa di lavoro che durante il lavoro mi sentii male, un dolore acuto che per un attimo mi tolse il respiro, mi fermai per qualche istante, feci un profondo respiro e andai avanti, alle quindici e trenta circa quando finita la giornata lunga e pesante di lavoro andai a casa. Mio marito sarebbe rientrato qualche ora dopo come ogni giorno, quindi quando arrivavo a casa avevo tutto il tempo di dedicarmi a me e pensare di preparare la cena per quando sarebbe ritornato da lavoro. Tornata a casa non pensavo piu’ al dolore che avevo avuto, mi ritorno in mente quando stavo entrando sotto la doccia e notai del sangue, chiamai il mio medico e gli spiegai la mia situazione, mi tranquilizzo’ dandomi un appuntamento per il giorno dopo in ospedale e avremmo fatto dei controlli.

Il giorno dopo andai in Ospedale senza dire niente a nessuno, feci le analisi, e durante la visita il medico mi disse che avremmo dovuto prepararci perche’ aspettavo un bambino. Non sapevo come reagire alla notizia.   – Un bambino? Come avremmo fatto, non sapevo nemmeno come avrei dato la notizia a mio marito, ero spaventata, e per qualche settimana non dissi niente, almeno fino a quando non avrei avuto l’esito definitivo, non avrei detto niente. e cosi feci. Intanto il lavoro aumentava e io lavoravo come se fosse tutto normale, fino a quando proprio mentre stavo lavorando mi sentti di nuovo male, a quel punto mi fermai con la scusa di andare in bagno e andai a chiamare il dottore, che mi disse che sarei dovuta andare subito in ospedale, senza pensarci un attimo. Cosi tornai in cucina, comunicai a mia madre la notizia che in tutta risposta mi disse che quello non era il momento di andare da nessuna parte , eravamo nel centro del lavoro e non si poteva fermare, cosi inizia una discussione di quali siano le priorita’ e fu chiaro quali fossero le sue, nel mezzo della discussione entro’in cucina anche mia sorella e mio padre, cosi’ per calmare le acque si offrirono di accompagnarmi o per meglio dire di depositarmi , quel giorno capii tante cose, capii che qualsiasi cosa potesse capitarmi da quel momento in poi sarei stata sola. Mi lasciarono in ospedale, e in quella grande stanza avrei voluto che almeno mio marito fosse li, ma era dovuto partire due giorni prima per Milano e avrei dovuto aspettare il tardo pomeriggio per chiamarlo e avvisarlo di quello che mi stava succedendo, dalle quattro arrivere alle diciotto e trenta il tempo mi sembro’ un eternita’, e finalmente quando arrivo’ l’ora esatta, chiamai l’Hotel dove avrebbe alloggiato, non era ancora arrivato,lasciai un messaggio dicendo che avrei richiamato e di aspettare la mia telefonata, dopo dieci minuti, provai di nuovo, dopo alcuni squilli finalmente sentire la sua voce mi fece stare meglio, spiegai la situazione e dispiaciuto di non potermi essere vicino mi promise che sarebbe tornato il giorno dopo. Nella stanza le altre pazienti ricevevano le visite di amici e parenti, l’orario di visite stava quasi per finire quando vidi entrare mia madre, subito disse che non poteva fermarsi troppo, mio padre non aveva trovato parcheggio e la stata aspettando in seconda fila, mi disse che se non avevo bisogno di niente sarebbe tornata il giorno dopo. Non ho bisogno di nulla risposi, la sensazione che provai fu terribile, stette seduta cinque minuti, senza dire una parola, mi sentivo gelare il sangue, non avevo davanti a me una madre, avevo davanti a me un estranea. Quando ando’ via mi sentii sollevata, appoggiai la testa al cuscino e dal corridoio sentii una voce che chiamava il mio nome, una telefonata che potevo prendere dal centralino dell’ospedale, nel sentire la voce di mio marito di nuovo, mi fece stare meglio, ancora di piu’ quando mi confermo’ che sarebbe sicuramente tornato il giorno dopo. Tranquilla domani sera sono a casa. Appoggiai la cornetta del telefono e tornando in camera mi sentii meno sola, eavamo veramente diventati una famiglia. Nella grande stanza le luci erano ormai spente per la notte, sentii bussare piano alla porta, e girandomi vidi che due miei amici erano venuti a trovarmi, rimasero un po’ a farmi compagnia ma vista l’ora tarda dovevano lasciare la stanza, ormai l’ora di visita era finita da un bel po’ e l’infermiera chiese gentilmente di lasciare la camera, sarebbero tornati il giorno dopo. Durante la notte iniziai a star male, prima un dolore sopportabile, lentamente diventava  sempre piu’ forte, dopo qualche ora i dolori erano ormai diventate contrazioni, accompagnate da una copiosa emoraggia,la mia vicina di letto mi chiese se volessi chiamare qualcuno, ma al mio terzo rifiuto capi’ che era inutile insistere, fu lei ad assistermi tutta la notte,fino a quando alle prime luci dell’alba quando ormai avevo perso il mio bambino (era un maschio) arrivo’ il dottore, mi portarono in sala operatoria ed eseguirono quello che in termini tecnici chiamano un raschiamento, (pulizia dell’endometrio per rimuovere resti abortivi). Quando mi riportarono in camera ero ancora stordita dall’anestesia,sentivo freddo, non riuscivo ad aprire gli occhi ma sentivo che era arrivata mia madre, mio padre  e i miei zii, sentivo la voce di mia zia che parlava con la vicina del mio letto, le disse che avevo sofferto tutta la notte e che non avevo voluto chiamare nessuno, lentamente mi stavo risvegliando e aprendo gli occhi furono le belle parole di mia madre :- questo era il primo, ancora sai quanti ne puoi fare figli………..in semiincoscienza riuscii anche a risponderle: non tutti siamo come i conigli, le risposi, chiusi gli occhi, e mi addormentai.  Fui felice quando riaprii gli occhi di trovare al mio fianco mio marito. Era arrivato qualche minuto prima direttamente dall’aereoporto, mi aiuto’ ad alzarmi e  ci abbracciammo per un lungo momento, e tra le sue braccia finalmente riuscci a rilassarmi e nel silenzio e tra le sue braccia sentivo che le lacrime mi stavano rigando il volto, per avere un po di privacy ci spostammo a parlare in fondo al grande corridoio del reparto, con calma gli raccontai cosa era successo il giorno prima e durante la notte, ascolto’ in silenzio e quando smisi di parlare ci guardammo per qualche secondo negli occhi in silenzio e mi abbraccio forte, Tra le sue braccia capii che  insieme avremmo affrontato qualsiasi cosa, e non mi sentivo piu’ sola. Qualche giorno dopo, mi rimandarono a casa, mi sentivo, triste,e con un senzo di vuoto incolmabile, in pochi mesi avevamo affrontato due perdite importanti. In cuor mio speravo che presto le cose sarebbero cambiate. Mi sentivo cambiata, avevo affrontato da sola, un esperienza che nessuna donna, di qualsiasi eta’ dovrebbe mai affrontare, soprattutto da sola. Questo mi rese ancora piu’ forte. E decisi dopo qualche settimana che sarei tornata a lavorare, niente e nessuno avrebbe potuto piu’ farmi del male,anche se in realta’ dopo il matrimonio il Virus divento’ piu’ cattivo di sempre, rendendo il mio lavoro ancora piu’ faticoso,ma andavo avanti, facevo il mio lavoro lo stesso, e ogni giorno speravo solo che arrivasse l’ora di chiudere, pulire la cucina e andare a casa. Nella mia casa mi sentivo al sicuro.  Giorno dopo giorno cercavamo di superare quello che era successo, anche l’estate ormai era alle porte, le giornate erano diventate lunghe e calde, io cercavo di prendere il giorno di riposo insieme a mio marito, ed anche per avere cio’ che mi toccava dovevo lottare,  ma lottavo e ottenevo e quando appunto avevo tempo libero, ci organizzavamo da soli o con il nostro gruppo di amici e facevamo delle gite fuori citta’, spesso andavamo nelle zone di mare, e fu proprio verso la fine di Luglio all’incirca durante una settimana di vacanza che ci eravamo concessi, che mi resi conto che qualcosa dentro di me stava cambiando, io stavo cambiando, Avevamo trascorso una settimana in una delle zone piu’ a Sud della Sicilia, in quel periodo era ancora un posto sconosciuto e poco frequentato, per questo ancora piu’ bello, un mare pulito dall’acqua cristallina e spiagge infinite solo per noi. Al nostro rientro a casa decisi di chiedere al mio dottore di fare delle analisi, anche se gia ero sicura di sapere la risposta, che arrivo due settimane piu’ tardi, confermando la mia teoria. Eravamo in tre!!

– Uscendo dal Laboratorio mi recai in uno dei tanti  negozi    del paese dove sicuramente avrei trovato vestiti per neonati, La signora mi conosceva da quando io ero una bambina e quando le chiesi che avrei voluto delle scarpe da neonato fu felice per me, io ero felice, questa volta avrei fatto tutto il possibile purche’ tutto andasse bene. Comprai delle piccole scarpette e una bavetta, tutto avvolto il tutto in  una bella confezione regalo, avevo pensato a tutto, quando sarei arrivata a casa avrei preparato una bella cena a lume di candela, e alla fine della cena avrei dato il mio pacchetto regalo a mio marito e avrei comunicato la notizia che saremmo stati presto in tre. Tutto fu esattamente cosi’, e la notizia ci rese ancora piu’ uniti e felici, decisi di lasciare il lavoro e sarei stata a casa, dove avrei trascorso i mesi successivi per la maggior parte a letto, a mangiare poco per le nausee mattutine, della tarda mattinata e di tutti tutti i giorni per quasi tutti i nove mesi e ad aspettare con ansia il momento di poter incontrare la nostra Bambina, che da calcoli precisi e attenti del mio medico arrivo’ puntuale il Sedici Marzo del Millenovececentonovanta, quello fu il giorno che cambio’ per sempre la mia vita,   trasformando una tempesta in un continuo arcobaleno……………

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