Una storia vera,una storia come tante!

-„Attendeva paziente, quasi allegra, senza nessuna ansia, mentre i ricordi cedevano il posto a speranze e progetti. Speranze e progetti talmente complessi che non vedeva nemmeno più i cuscini bianchi su cui fissava lo sguardo, né si ricordava di cosa fosse in attesa.“ (J.Joyce)

Ormai era routine, ero rassegnata, dovevo aspettare. L’attesa  era diventata una costante nella mia vita, aspettavo di compiere diciotto anni come un prigioniero aspetta il giorno di uscire dalla prigione, aspettavo le diciotto del pomeriggio per avere quei pochi minuti al telefono con D. aspettavo la prossima licenza e speravo, speravo che le ore, i giorni , i mesi volassero via veloci come i miei pensieri. Con la fantasia tutto era facile, bastava chiudere gli occhi e ritrovarmi cosi’ lontana da non sentire nemmeno la mancanza. La fantasia era il mezzo piu’ veloce per far passare il tempo e presto sarebbe anche arrivato Giugno, l’Estate, i concerti  le passeggiate su e giu’ decine e decine di volte da una parte e dall’altra della piazza , e incontrare sempre le stesse persone su da una via e giu’ dall’altra, e quando in lontananza si sentivano suonare le prime note del cantante o del gruppo di turno in esibizione quella o un altra sera si vedeva un fiume di gente dirigersi verso la grande piazza dove ci sarebbe stato il concerto, dopo tanto camminare la scelta piu’ furba era il piu’ delle volte accappararsi una panchina e ascoltare la musica in lontananza e farla diventare la colonna sonora della serata. Aspettavo cosi con tanta ansia che iniziasse quel periodo, poi mi rendevo conto che passava cosi’ velocemente e puntualmente ogni sera dopo ogni bella  serata trascorsa con D. a parlare, passeggiare, ascoltare musica e pianificare il nostro futuro, puntualmente dovevo rientrare a casa e sapevo che il giorno dopo dovevo affrontare ancora un altro giorno di lavoro e di stress, cosi quando mi accompagnava a casa il mio umore cambiava e una sera cambio’ anche qualcos’altro.

Arrivati davanti casa, D. spense il motore della macchina e si volto’ verso di me, la sua espressione era molto seria e anche molto preoccupato, ad illuminare il parcheggio una meravigliosa luna estiva, il cielo era stracolmo di stelle, tutto puo’ far pensare a un saluto romantico, invece dopo qualche secondo di silenzio, con un colpo di tosse si schiari’ la voce e le sue  parole furono :  L’intervento di mia madre e’ andato bene ma purtroppo ci sono altre complicazioni.

Non sapevo cosa dire, non la conoscevo ancora ma ero molto dispiaciuta per la sua condizione di salute. In cuor mio speravo di aver il tempo di poterla conoscere e volerle bene come se fosse stata anche  mia di madre. Dopo qualche secondo di silenzio, e con i pensieri che  nella mia mente alla velocita’della luce, con un filo di voce dissi :- Non ti preoccupare, che sia un piccolo oppure un grosso problema lo affronteremo insieme. Ci abbracciammo e salutandoci vidi che alle mie parole, dall’espressione del suo viso sembrava piu’ tranquillo, aspetto’ che entrassi a casa, e salendo le scale sentii il rumore della sua macchina allontanarsi e quando intorno a me sentii solo il silenzio fui presa da un senso di tristezza. Aprendo la porta di casa, speravo che tutti gia’ dormissero, invece vidi la luce della mia camera ancora accesa, mia sorella era ancora sveglia e io non avevo nessunavoglia di parlare. Quando mi sentivo triste desideravo con tutto il mio cuore che mia nonna fosse ancora viva, con lei mi sentivo al sicuro, avrei potuto parlarle e confidarle il mio stato d’animo, la paura di affrontare la malattia di una persona  mi spaventava, in fondo avevo solo diciannove anni ma pensai che niente poteva essere peggio di quello che mi aveva fatto  passato il Virus.  I mesi sucessivi furono segnati da un lento e spietato peggioramento, le nonstre serate dopo il lavoro trascorrevano al suo fianco, cercando di non farla sentire sola nella malattia che se la stava lentamente e crudelmente portando via. Verso la fine di agosto prendemmo la decisione di sposarci e renderla partecipe con i preparativi, il suo sorriso e i suoi occhi erano felici ma ormai per lei era difficile esprimere a parole cio’ che pensava, come era diventato difficile ingoiare e nutrirsi normalmente, nel mio cuore speravo che riuscisse ad essere presente al giorno del nostro matrimonio che sarebbe stato celebrato il Ventuno Dicembre del Millenovecentottantotto. Alla prossima………………………

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