Una storia vera,una storia come tante.(Un nuovo inizio 3).

Lo ametto, mi aveva completamente messo in agitazione. Le sue affermazioni mi avevano fatto pensare,non riuscivo a dormire e mi venivano in mente sempre le stesse domande.

          Perche’ sapere di chi era figlio avrebbe complicato le cose?

Perche’ quando mi ha detto queste cose, aveva quel sorriso di compiacenza                          stampato in faccia?

Anche lei ci godeva a rendere la mia vita un inferno?

Aveva capito qualcosa di sicuro. Si era accorta che il Virus cambiava atteggiamento nei miei confronti, diventava rabbioso come un cane incarognito, tutto quello che facevo era sempre sbagliato e non perdeva occasione per offendermi davanti ad estranei, sperando di scatenare qualche mia reazione, di sicuro scatenava la gelosia di mia sorella mettendoci il carico da novanta per complicarmi la vita. E io avevo capito dalla sua reazione che non potevo contare sul suo aiuto anzi dal tono della sua voce, capivo che dovevo assolutamente uscire da quella situazione da sola.

Non riuscendo a dormire, le chiesi : – E perche’ sapere la discendenza sarebbe un problema, cosa pretedendono che sia di sangue blu? Noi chi siamo? Dopo un lungo silenzio senza risposta, nel buio della stanza, la sentii , che si girava nel letto e mi rispose :- Papa’ e suo padre anni fa’ litigarono per una vendita del terreno che abbiamo qui vicino al percheggio, tu eri piccola e non ti puoi ricordare. Comunque le cose non andarono bene e Papa’ riusci’ a comprare quel terreno solo tramite l’aiuto di un avvocato. Da quel momento non ci sono piu’ stati bei rapporti tra di loro, vedrai che Papa’ non sara’ d’accordo quando lo sapra’. Rimasi in silenzio per qualche secondo a pensare, alla fioca luce della luna che entrava dalla grande porta finestra che si apriva sul balcone che girava tutto intorno alla casa, da ogni stanza si poteva tranquillamente entrare e uscire, la nostra camera era caldissima d’estate, perfetta d’inverno perche’ il sole illuminava la stanza per tutto il pomeriggio fino al calare al  buio della notte, e quando la luna era piena la stanza era illuminata da una luce fioca. Senza lasciar trapelare la mia ansia le risposi: – Vedrai che stavolta tu e il tuo amico avrete una delusione. Questa volta ho la sua approvazione, la sua fiducia, e prima che lo venga a sapere nel modo sbagliato saro’ io stessa domani ad avvisarlo e lo convincero’ che suo figlio non e’ una testa calda come il padre, gli faro’ capire che mi vuole bene e mi rispetta. Anche se l’ Autunno era da poco iniziato,  e si poteva  gia veder cambiare i colori delle foglie sugli alberi,  molte iniziavano a cadere, nella stanza la temperatura era ancora da calde serate estive, ma io tremavo, intanto il suo respiro era diventato piu’ pesante, aveva lanciato la sua freccia e adesso dormiva sonni sereni.

Non riuscivo a chiudere gli occhi, dovevo pensare come affrontare questa situazione senza danni. Dovevo pensare ad una soluzione. Avevo la soluzione! Da poco tempo si erano trasferiti a casa nostra,  mio zio (fratello di mia madre) con la famiglia,  fino a quando non avrebbero trovato casa. Mi sarei confidata con mia zia e le avrei chiesto di dire a mio padre tutto quello che riguardava D. insieme cosi la sua reazione sarebbe stata contenibile e avrei avuto piu’ possibilita’ di convincerlo. La mattina dopo aspettai che tutti fossero andati via da casa e quando rimasi sola con mia zia le raccontai ogni cosa e tutto ando’ come previsto,  adesso dovevo solo aspettare che finisse l’Inverno e che D. tornando dal Servizio Militare iniziasse a lavorare, nelle sue lettere mi aveva scritto che si prospettava l’idea di un lavoro a Roma. Sarebbe stato un sogno che si realizzava, potevamo costruirci una vita lontano da tutto e da tutti………….Ma la vita reale non e’ come nelle favole e le cose non andarono esattamente come previsto, almeno non tutto.

Da Novembre fino a Marzo ero tranquilla, il Virus non lavorava e non mi dovevo preoccupare di niente se non aspettare che arrivasse la prossima vacanza e D avrebbe avuto la prossima licenza.Nel frattempo mi dedicavo alle attivita’ che mi facevano stare bene, per quanto questo non era sempre possibile, anche se il Virus non era in giro la mia vita giornaliera non era il massimo della gioia, era comunque una lotta continua. Per fortuna la casa era abbastanza grande e quando qualcuno di noi voleva stare per conto proprio non mancavano sicuramente gli spazi. Io dividevo la mia camera con mia sorella, e quando appunto il locale era chiuso anche lei passava la maggior parte del rempo in camera e cosi ero a dover scegliere un altra stanza, la mia preferita era il soggiorno, una stanza talmente grande dove riuscivo anche a mantenermi in esercizio. Non potevo andare in palestra e nemmeno tante altre cose che ragazze della mia eta’ facevano senza dover ogni volta fare una guerra, per ogni cosa che volevo fare, dovevo passare attraverso tre gradi di giudizio. Se la mia richiesta era di una certa importanza, prima dovevo convincere mia sorella a fare una qualsiasi attivita’, da andare a vedere un concerto o uscire con gli amici oppure andare in palestra o fare danza…..se l’attivita’  le sarebbe piaciuta il secondo passo era ottenere il consenso di mia madre,  se anche in questo caso tutto andava bene il consenso di mio padre diventava solo una pura formalita, diversamente era un altro ostacolo da superare. Tutto questo succedeva prima che io avessi la possibilita’ di guidare e anche prima della maggiore eta’.  Adesso potevo evitare di chiedere l’autorizzazione alla triade e per qualsiasi cosa dovevo fare andavo direttamente da mio padre e non immaginate nemmeno la reazione che suscitava, quando dovevo fare qualcosa e ignoravo totalmente il parere di mia sorella, mia madre e il virus che come un burattinaio muoveva le fila del gioco ma con me non ci riusciva piu’ o almeno non mi teneva piu’ sotto scacco, lentamente mi liberavo della mia catena, ma purtroppo non potevo cancellare le cicatrici che avevo dentro. ……….alla prossima

 

 

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