Una storia vera,una storia come tante. (Un barlume di speranza)

Mi addormentai sperando di non risvegliarmi, avevo solo diciasette anni e gia speravo che la mia vita finisse in quel momento. Forse avevo perso un occasione di dire a tutti cosa era veramente successo, forse potevo liberarmi del mostro in quel momento e per sempre, ma la sola cosa che mi ha impedito di parlare e’ stato realizzare che avrei potuto avere la mia liberta’ ma allo stesso modo sapevo in che modo mio padre avrebbe reagito sapendo la verita’ e conoscendolo sapevo che liberare me avrebbe significato far perdere la liberta’ a mio padre. Non potevo permetterlo, dovevo proteggere mio padre, per liberarmi del mostro avrei dovuto farlo da sola.  Non dicendo niente sapevo anche  che la mia vita fino a quando non sarei riuscita ad andare via non sarebbe stata vita.

-Sapevo che mio padre era in possesso di una pistola e nella mia mente giorno dopo giorno prendeva corpo l’idea che solo liberandomi di quell’essere spregevole sarei stata libera, in galera ma libera. E ci stavo quasi riuscendo. Avevo pianificato tutto, gli avrei fatto credere che ero disponibile, lo avrei aspettato e poi un colpo forse due e la mia vita sarebbe cambiata per sempre. E dopo cosa sarebbe successo? Cosa sarebbe successo dopo?  Era davvero quella la soluzione? Non sapevo cosa fare, avevo paura e mi sentivo sola.

Ma come sempre dopo qualche giorno di crisi e disperazione, ritornavo a guardare la situazione con lucidita’ e capivo che dovevo rialzarmi, il mio cuore era ha pezzi, ma dovevo guardare avanti e trovare il modo per andare via nel modo piu’ indolore possibile, non per proteggere lui,quel parassita malato, ma dovevo proteggere me stessa e pensare al mio futuro.

– Intanto i mesi passavano, e crescendo riuscivo ad evitare con piu’ facilita’ ad evitare di accettare i suoi ricatti, ormai non ero piu’ motivata a fare niente, lavoravo solo per mettere abbastanza soldi da parte per poter essere indipendente e quando sarei stata pronta sarei andata a vivere lontano, il piu’ lontano possibile, in ogni caso ogni sforzo per cercare di migliorare qualcosa era inutile perche’ non venivo mai gratificata per le mie idee a meno che lui non riceveva qualcosa in cambio e quindi se lui  diceva che tutto era perfetto anche per i miei lo era in caso contrario ovviamnete mi complicava il lavoro e mi rendeva la vita impossibile ma preferiro lavorare il triplo ma non farmi toccare da quel verme.  Purtroppo per andare lontano, lontano ho dovuto aspettare un po piu’ del previsto e questo mi e’ costato in termini di salute, fare finta ogni giorno che tutto andasse bene, ogni giorno era una recita, la cosa che odiavo di piu’ erano i giorni festivi e quando si decideva di trascorrere una  giornata  con i parenti che avevano la casa al mare e speravo sempre che i miei genitori non decidessero di chiudere l’attivita’ per chiedere anche al virus e sua moglie di venire con noi e allora anche l’unico giorno che potevo evitare la sua vista dovevo vederlo in ogni caso, ma per fortuna con i miei cugini  stavamo per i fatti nostri a giocare oppure a farci lunghe passeggiate sulla spiaggia, riuscivo ad evitarlo per quasi tutta la giornata tranne quando era ora di pranzo e al momento dei saluti. Odiavo anche le domande inutili di mia madre. Mia madre avrebbe potuto essere una vera madre, e lo era , ricordo molto bene la mia infanzia, quando ancora anche mio fratello viveva con noi ed erano giorni felici, non avevamo molto ma eravamo una famiglia ma poi le cose sono cambiate, quando avevo all’incirca sei anni  i miei genitori decisero di aprire un attivita’ poco fuori dalla citta’ e all’inizio sono stati tempi molto duri, abbiamo fatto parecchi sacrifici lo ammetto, ma sentivo che eravamo uniti, ma dal momento che il virus e; entrato a far parte del personale del locale le cose sono cambiate e ha iniziato a riempirle la testa di bugie e falsita’ e si e’trasformata in  una donna avida e interessata solo ad espandere l’attivita’ per il solo gusto poi di poter sfoggiare il suo benessere, dimenticandosi che noi figli eravamo esseri umani e non macchine da produzione.

– Si avvicinava anche un altra estate e fu anche l’inizio di nuove conoscenze, alla comitiva di amici pian piano si aggiungevano nuove persone e nascevano anche le prime coppie di fidanzati, io e la mia amica facevamo le scommesse per indovinare come si sarebbero formate le coppie e ovviamente noi non abbiamo indovinato i nostri, fu tra queste nuove conoscenze che conobbi colui che in seguito divento mio marito e il padre dei miei due meravigliosi figli………..ma di questo vi raccobtero’ la prossima volta.

 

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