Una storia vera,una storia come tante. Seconda parte

Arrivando l’estate, arrivava anche la stagione in cui si lavorava molto, ed essendo impegnata a lavorare non poteva tormantarmi, le giornate correvano via velocemente e alla fine della giornata anche se stanchissima, correvo nel mio rifugio.

– Nel mio rifugio a nessuno era permesso entrare, li’ io potevo vivere la mia adolescenza, sognare che un giorno sarei stata libera. Libera di dire tutto quello che pensavo, libera di amare ed essere amata da una persona che mi avrebbe rispettata. Solo in quella stanza di quella grande casa riuscivo ad essere me stessa e non un altra persona, passavo le ore chiusa dentro quel soggiorno ad ascoltare musica, danzare come Carla Fracci e dopo ore di esercizio a sfinirmi per avere la scusa di andare subito in camera  e non essere costretta a quel finto rituale di finta famiglia che cenava intorno allo stesso tavolo. Quando ogni tanto mi costringevo a cenare insieme lo facevo per mio padre.  Lo guardavo negli occhi e percepivo la sua rassegnazione, anche lui in modo diverso era una vittima. Su mio padre scrivero’ in seguito.

-Spesso mi chiedevo se mi avessero adottata, mi sentivo sempre fuori posto, qualsiasi cosa dicessi o tentassi di dire era sempre un lottare contro i mulini a vento, ogni argomento di conversazione era impossibile per la troppa chiusura mentale dei componenti seduti intorno al tavolo, con mia  sorella eravamo due mondi opposti e piuttosto che sedermi e cenare in quel profondo, orribile silenzio, dove ogni minuto diventava un eternita’, prendevo un bicchiere di latte e di corsa andavo a letto e preferifo essere in compagnia di un bel libro oppure ascoltando musica ritornavo a viaggiare con la fantasia e per qualche istante mi sembrava che tutto il giorno dopo poteva essere diverso, avrei dovuto solamente continuare a illuderlo che prima o poi avrebbe ottenuto qualcosa e cosi’ per un po di tempo potevo stare tranquilla. Nel frattempo si avvicinava sempre di piu’ il giorno del mio compleanno e speravo che almeno quel giorno avrei potuto trascorrerlo con i miei amici ma per far si che potesse accadere dovevo usare le mie strategie con mia sorella. Purtroppo dipendevo da lei e se volevo vedere i miei amici mi dovevo costringere a fare di tutto per convincerla ad uscire e doveva sembrare che l’idea partisse da lei. Ormai avevo capito che per sopravvivere in quella casa avrei dovuto usare strategie con tutti, nessuno escluso. I giorni passavano e’ arrivato il mio compleanno, Natale e poi ancora e ancora lunghi giorni  di attesa e pianti, di disperazione e di speranza che presto qualcosa sarebbe cambiata.  Le mie giornate dovevano essere sempre piene d’impegni,in questo modo avevo tutto sotto controllo. A lavoro ormai avevo preso in mano la situazione e anche se non venivo mai apprezzata a causa del mostro, che si divertiva a denigrarmi sempre e parlare alle mie spalle con chiunque. Alcune persone che lavoravano con me, quando mi dicevano che parlava alle mie spalle dicendo che non sapevo fare niente, e che senza di lui tutto sarebbe andato in rovina, si vantava che  nella mia famiglia pendevano dalle sue labbra, incantanti dalle sue bugie. Mia nonna diceva sempre: – Quando la volpe non arriva all’uva, dice che e’ aspra. Morale ormai era da un po’ che con le mie strategie riuscivo ad evitare le sue molestie, questo lo faceva diventare cattivo e vendicativo. Io diventavo piu’ forte.

-Io diventavo ogni giorno piu’ forte, fino a che una sera accadde qualcosa che cambio’ completamente la situazione.

Erano gia trascorsi quasi tre anni, io e il mio Amore eravamo riusciti a tenere nascosta la nostra storia, ma una sera di meta’ Agosto, come quasi ogni sera in paese c’era aria di festa,in ogni strada enormi luninarie colorate, e nelle piazze e per le vie della citta’  potevi trovare in qualche angolo bancarelle con stuzzicherie che erano un finger food povero di quel periodo, dove per comprare mille lire di semi misti dovevi fare la fila perche’ il bambino e’ indeciso sul colore del palloncino, nel frattempo  tra pianti  e discussioni per cercare di fare in fretta sul colore da prendere e pagare la fila aumentava, ma non importava ogni sera nella piazza piu’ grande si esibivano cantanti famosi, e si aspettava passeggiando su e giu per le due vie principali della citta’ aspettando che il cantante o gruppo famoso  arrivasse per esibirsi oppure si poteva andare a vedere anche qualche spettacolo teatrale, e per chi non fosse interessato si potevano incontrare  gli amici e fare su e giu’ nelle vie centrali della citta’.

-Ancora non esistevano i telefoni cellulari e si poteva comunicare solo con il telefono che si aveva a casa e non sempre era facile, bisognava chiedere il permesso per chiamare e anche una buona motivazione, la mia ? Chiamavo sempre i compagni di scuola, ovviamente chiamavo le mie amiche per accordarci a che ora vederci “casualmente” e cosi potevo vedere il mio amore. Infatti  mia sorella usciva concordando con la moglie del bastardo cosa fare la sera, e tutto avrei voluto tranne che trascorrere il mio tempo libero con il mostro, sua moglie ecc.. Casualmente incontravamo le mie amiche e io andavo con loro. Per quasi tre anni con questa strategia sono riuscita a nascondere a tutti che io finalmente stavo vivendo la mia adolescenza e il mio primo amore. Quella sera qualcosa ando’ storto, non mi sono accorta che quel bastardo ci aveva visti.

Al centro della piazza si poteva passeggiare intorno ad una piccola fontana, dove tutto intorno c’erano delle piccole aiuole, una fontanella, dove con la calura di agosto spesso i bambini, finivano per tornare a casa di corsa e con qualche sberla per essersi bagnati un po troppo, giocando con gli amici alla fontanella, e alcune  panchine, per sederti dovevi aspettare che l’anziana coppia stanca di aspettare che il cantante previsto della serata fanno ritorno a casa, solo allora potevi avere accesso alla tanto agognata panchina, dopo afer fatto chilometri su e giu per le due vie piu’ lunghe del paese. Eravamo finalmente riusciti a sederci, eravamo abbracciati e ci stavamo divertendo con il nostro gruppo,quando in lontananza mi era sembrato di vedere la sua faccia e il suo ghigno odioso. Forse lo avevo solo immaginato, la folla era tantissima. Dopo il concerto come ogni sera mi ritrovavo con mia sorella e tornavamo a casa ma quella sera notai in lei un po di fredezza, capii che non avevo immaginato di aver visto il mostro, la cosa peggiore e che lui ci aveva visti e gia’ si era messo all’opera per rovinarmi la vita. Quella sera e’ stata la fine della storia piu’ bella, piu’ vera che abbia mai piu’ avuto in tutta la mia vita. Da quel momento e’ iniziato il coprifuoco e quello che mi faceva piu’ male e’ che mia sorella si faceva e si fa manovrare come una pedina  e non aveva capito che l’ha sempre usata per il suo sporco scopo, rovinare la mia vita, aveva gia’ distrutto la mia famiglia riuscendo a mettere contro tutti e adesso tocca a me. Non riuscendo piu’ a uscire spesso e soprattutto non potevo stare con i miei amici perche’ dovevo avere la sentinella, esattamente il quattordici febbraio di molti, molti anni fa la mia storia finisce. Mi sento il mondo crollare e i miei sogni frantumarsi come uno specchio rotto in miliardi di pezzi il mio cuore era distrutto,erano circa le due del pomeriggio dissi a mia madre che andavo in camera mia perche’ non mi sentivo bene, volevo morire, iniziai a bere sperando odi non risvegliarmi il giorno dopo, riuscii a bere cosi tanto al punto che quando iniziai a risvegliarmi non mi ricordavo come ero arrivata al mio letto e sentivo delle voci in lontananza e la voce di mio padre, ecco adesso mi ricordo mio madre diceva che mi avrebbe ammazzato se non gli avessi detto perche mi fossi ubriacata.

Sentivo la sua voce e nella mia mente e nel buio pesto e totalmente priva di conoscenza, avevo realizzato che quella era l’occasione giusta per distruggere il mostro, quando mia sarei risvegliata avrei detto esattamente queste parole : – Papa’ mi sono ubriacata perche’ la persona di cui tu ti fidi e’ un maniaco, maiale, depravato e mi costringe a farsi toccare.

-Avrei dovuto, ma la paura e la sua faccia e le sue parole……. mi sentivo soffocare e cosi le parole che avrei voluto dire e la sola cosa che riusciii a dire fu : – Stavo male e ho perso il controllo, sai i  dolori del ciclo. Se non vi dispiace vado a dormire. E fu nello stesso momento in cui posai la testa sul cuscino che ho pregato di non risvegliarmi………continua

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