Una storia vera, una storia come tante. 1parte

Quante volte durante la nostra vita ci siamo posti la domanda: – Se potessi tornare indietro cosa cambierei della mia vita?

– Istintivamente la prima risposta che mi viene un mente e’ tutto. Poi pero’ rifletto e mi dico che se cambiassi tutto della vita che ho gia vissuto perderei sicuramente degli avvenimenti che hanno determinato il mio presente. Quindi no non cambierei tutto, sicuramente vorrei di nuovo i miei figli, esattemente loro, cosi come sono con i loro pregi e difetti, senza i miei figli non avrei avuto la forza di lottare e di arrivare ad essere la persona che sono adesso.

Allora cosa vorrei cambiare, vorrei cambiare qualla parte della mia vita che si chiama adolescenza e anche qui ci sarebbero alcune parti di quel periodo che andrebbero salvate. Vi state chiedendo sembra quasi che tu abbia due vite parallele di cui una va salvata e l’altra va cambiata, infatti  e’ stata esattamente cosi la mia vita per un periodo che parte da quando avevo undici anni circa fino a quasi quarantacinque, perche’ proprio all’eta di quarantacinque anni sono dove sono sempre voluta essere e dove nella mia vita da salvare volevo arrivarci con altre motivazioni. La mia seconda vita, diciamo la parte bella per cercare di fuggire da quella brutta e’ iniziata appunto quando all’incirca all’eta’ di undici anni un uomo, ritenuto amico di famiglia inizia ad abusare della mia ingenuita’ di bambina e circuendomi con parole da adulti e minacciandomi che nessuno avrebbe creduto ad una bambina cercava di ottenere favori sessuali, dico cercava perche’ in teoria lui credeva di avermi plagiata ma in relta’ la mia seconda vita mi dava la forza di lottare contro quel mostro acconsentendo solo a quel che ritenevo non pericoloso per me, insomma cercavo di dargli il contentino come si fa con le bestie, infatti non voglio paragonarlo ad un animale, ho sempre pensato che gli animali hanno un anima, invece le bestie sono selvagge e feroci e per arrivare alla loro anima direi che e’ un impresa impossibile, quell’ uomo per me era un mostro, una bestia, anzi peggio un virus che quando mi costringeva a toccarlo mi sentivo sporca, e sentivo la necessita’ di correre sotto la doccia e lavarmi, questo succedeva spesso, cosi’ spesso che ricordo ancora la voce di mia madre rimproverarmi perche’ stavo sempre sotto la doccia, e con l’acqua che scendeva sul mio viso che copriva le lacrime speravo ogni giorno che si chiedesse perche’ e che aprendo gli occhi si fosse accorta dell’incubo in cui ero costretta a vivere.Agli occhi di parenti e amici ero una bambina fortunata, con una bella famiglia, che con i sacrifici e duro lavoro costruivano giorno dopo giorno un impero, ma si sa come tutti gli Imperi quando il vile denaro diventa piu’ importante della famiglia allora si diventa ciechi e non si vede piu’ il tormento di chi si ha intorno, perche’ con i soldi non ti faranno mancare niente. Ogni festa erano bei regali,certo anche in quei momenti io ero la pecora nera, se mia sorella (la preferita) di mia madre riceveva cento io ricevevo cinquanta, a lei tutto era concesso io dovevo lottare anche per vivere la mia infanzia, per vivere la mia adolescenza, per vivere era una lotta ogni giorno contro il mostro e contro la mia famiglia. I momenti piu’ belli per me arrivavano quando l’estate arrivava e un altra mia sorella arrivava in vacanza e per un mese mi portava via da qualla gabbia dorata. Insieme a mia sorella, mio cognato e mio nipote mi sentivo veramente in famiglia e speravo sempre di non dover ritornare a casa. Purtroppo le vacanze terminavano e loro rientravano a Milano. Arrivava anche il momento di rientrare a scuola ma anche quello per me era solo un modo per uscire di casa e non sentirmi toccare da quel viscido porco, stare a scuola mi serviva solo ad immaginare come sarebbe stato il mio futuro se fossi andata all’universita’, una parte di me cadeva in angoscia perche’ sapeva che quello sarebbe rimasto un sogno, mio padre non mi avrebbe mai fatto uscire fuori quel buco di paese e cosi stare seduta sui banchi di scuola mi permetteva di conoscere cosa c’era fuori dal mio piccolo paese che giorno dopo giorno odiavo sempre di piu’, volevo uscire fuori dai confini e per farlo dovevo studiare, non ci riuscivo il virus mi stava togliendo tutto l’entusiasmo di vivere la vita. Ero disperata mancava ancora troppo alla maggiore eta’ dovevo ancora compiere quattordici anni e gli ultimi anni per me erano stati cosi brutti che per ogni anno che passava mi sembrava come se crescessi di dieci, avendo perso l’entusiasmo per tutto decisi che la soluzione migliore per me era convincere i miei genitori a fami pagare e lavorare a tempo pieno, era la peggiore delle idee perche’ mi avrebbe costretta a vedere quel pezzo di m…….. tutti i giorni ma dovevo e potevo farcela se lui pensava di avermi in pugno non aveva capito niente, io avevo in pugno lui e cosi’ ogni giorno lo illudevo che avrebbe ottenuto di tutto e cosi in cucina avevo vita tranquilla e potevo lavorare in santa pace ma se capiva che non avrebbe ottenuto allora diventata una belva e mi metteva contro sempre tutti dicendo cose che non erano vere e mi faceva apparire come una puttana o peggio un isterica ipocondriaca.

-E’ stato proprio intorno al periodo in cui dovevo compiere quattordici anni che ho conosciuto quello che e’ stato il primo vero amore della mia vita. Mi sono innamorata di lui quando mi ha sfiorato per la prima volta il braccio ed eravamo appoggiati sulla ringhiera dei giardini del centro, era una calda sera d’estate e in quel periodo mia sorella era disposta ad uscire e cosi ci vedevamo con i nostri amici e con lui  e’ iniziata una dolce e romantica storia di adolescenti. E’ una parte della mia vita che ho salvato e che porto sempre con me nel cuore. Come dicevo eravamo seduti sulla ringhiera e lui dolcemente accarezza il mio braccio alzo il mio sguardo e incrocio i suoi occhi, le nostre labbra si sfiorano, sento le farfalle nello stomaco e ci abbracciamo, in quel momento per la prima volta dopo anni in cui era iniziato il mio incubo mi sono sentita al sicuro e protetta, avrei voluto restare cosi tra le sue braccia per sempre. Ogni volta che ci incontravamo erano i momenti piu’ belli della mia vita, e ogni volta avrei voluto confidargli il mio incubo, ma avevo paura e le parole mi morivano in gola, soffocate dalle parole:- Nessuno ti credera’ mai sono le parole di una bambina contro le mie , ricordalo sempre. non puoi fare niente.

-E invece no, avrei potuto e avrei dovuto fare qualcosa, avrei dovuto gridare aiuto dal primo momento, ma la verita’, quando decidevo di dire qualcosa riuscivo a vedere la “mia famiglia” ridere, scherzare e fidarsi di un uomo che in realta’ era un mostro, che mi ricattava ogni giorno e da un po di tempo avevo il dubbio poi pian piano divenuta certezza che non ricattava solo me ma anche mia sorella, quando ne sono stata certa il mio solo pensiero era quello che dovevo proteggere le altre persone della mia famiglia che potevano essere a rischio di questa mente malata, cosi quando per le vacanze arrivava mia sorella con mia nipote o i miei zii con le mie cugine cercavo sempre di stare tutto il tempo con entrambe per non lasciarle mai da sole con il mostro…………..continua

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